Cacao, cibo degli dei

In sostegno dei produttori del Sud del mondo e della qualità sociale, ma anche organolettica e nutrizionale dei prodotti a base di cacao, il commercio equo e solidale produce un cioccolato che non contiene grassi diversi dal burro di cacao, né lecitina di soia

I Maya e gli Aztechi lo consumavano liquido e con molta schiuma,
aromatizzato con vaniglia, chili per i più audaci, o fiori
di magnolia, e utilizzavano i chicchi di cacao come moneta di
scambio per i loro commerci.

Alle origini di quella “gioia per il palato” che è la
cioccolata c’è il Teobroma cacao (cacao, cibo degli dei) un
albero originario della foresta amazzonica che produce i frutti
rossi o gialli (le cabosse) dalle cui bacche si estraggono burro e
polvere di cacao.

Gli ingredienti fondamentali della caratteristica tavoletta sono
tre: cacao, zucchero, burro di cacao; per ottenere un cioccolato di
alta qualità occorre che siano miscelati a lungo (operazione
chiamata concaggio), anche più di 70 ore.

Non sempre però gli ingredienti dei prodotti a base di
cioccolato sono questi.

Il 15 marzo del 2000, il Parlamento Europeo ha approvato
definitivamente la revisione di una direttiva del 1973 (la
Directive relating to Cocoa and Chocolate Products) ammettendo la
possibilità di sostituire il burro di cacao con materie
grasse diverse, come ad esempio l’olio di palma.
La nuova normativa consente una sostituzione del burro di cacao che
può arrivare al 15/25% del prodotto finito, provocando, da
un lato, il calo delle esportazioni di questo grasso vegetale dai
paesi produttori, e dall’altro, la perdita di qualità della
cioccolata.

In Africa occidentale 11 milioni di persone dipendono dal cacao per
il loro reddito. Per rendersi conto delle possibili conseguenze
derivanti da un calo delle esportazioni in questo settore, basti
pensare che queste rivestono il 43,7% del prodotto interno lordo
del Ghana, il 38,7% della Costa d’Avorio e il 18% del Camerun.

In sostegno dei produttori del Sud del mondo e della qualità
sociale, ma anche organolettica e nutrizionale dei prodotti a base
di cacao, il commercio equo e solidale produce un cioccolato che
non contiene grassi diversi dal burro di cacao, né lecitina
di soia.

La collaborazione con tre cooperative di produttori (della Bolivia,
del Ghana e della Repubblica Dominicana) e il sostegno che il
commercio equo e solidale assicura loro, fa si che la cioccolata
del circuito equo e solidale sia “buona” non solo per chi la
consuma ma ancor più per chi la produce.

Elena Gatti
Cooperativa Chico Mendes

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