Caccia, la testimonianza di una guardia volontaria

Le guardie volontarie fanno parte di associazioni ambientaliste, quindi sono al di fuori di interessi venatori. Per loro conta unicamente di far applicare le leggi per la protezione della fauna e flora. Qui la testimonianza della guardia Kicca Nera.

In provincia di Pavia, dove svolgo servizio, sono l’unica guardia
volontaria ambientalista e non è sempre facile chiedere le
licenza di caccia e controllare i documenti a cacciatori che, non
appena vedono l’upupa (il logo della LIPU) stampata sul tesserino
di riconoscimento, assumono un atteggiamento aggressivo e
maleducato anche se non viene contestata loro alcuna
infrazione.

Quest’anno ho passato quasi tutte le mie ore di vigilanza in
Oltrepò Pavese, fra colline e montagne dal paesaggio
incantevole, in un silenzio rotto dalle fucilate dei cacciatori
bresciani che, dal buio dei loro confortevoli capanni, sparano a
uccellini di pochi grammi, pregiate prede da cucinare con la
polenta o da vendere illegalmente alle trattorie.

Mi piacerebbe riuscire a rendere l’angoscia che ho provato la prima
volta che ho controllato un appostamento fisso di caccia, con il
suo triste corredo di minuscole gabbiette appese agli alberi piene
di tordi, cesene e merli che con il loro richiamo attirano a morire
i loro simili ancora in libertà…
I cacciatori stanno nascosti nel capanno, uno di loro esercitava
l’avventurosa attività addirittura in pantofole, riscaldati
da stufette e da generi di conforto vari.
Noi arriviamo, a volte dopo essere stati nascosti al freddo per
osservare le mosse da lontano con il binocolo, e controlliamo i
poveri richiami, spesso trovando specie il cui uso non è
consentito, e la fauna morta: gli uccelli legalmente abbattuti sono
sempre in bella vista, fuori dal capanno, nella speranza mal
riposta che il controllo si fermi lì, ma noi continuiamo la
ricerca, sotto le assi, la legna, nei sacchetti del pranzo
appoggiati sulla mensola del capanno, nei tubi della stufa
casualmente non accesa anche se fa veramente un freddo da battere i
denti e spesso, purtroppo, gli animali protetti (e morti) saltano
fuori, poveri mucchietti di piume insanguinate che si fatica
persino a riconoscere tanto sono devastati ed ogni volta, ancora
oggi, una stretta allo stomaco mi afferra e devo fare appello a
tutta la mia razionalità per restare (come si conviene ad un
pubblico ufficiale) calma e professionale.
Tutto questo, secondo voi, è sport?

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