Caccia nei parchi

L’assedio alle ultime roccaforti della fauna selvatica. Presentata alla Camera la proposta shock di aprire i parchi ai cacciatori.

Lo scorso settembre, con il ritiro da parte del Governo della
proposta avanzata dal Senatore Brusco prima come disegno di legge e
poi inserita nella “legge delega sull’ambiente”, sembrava
finalmente tramontato il pericolo che anche i parchi venissero
aperti alla caccia. Peraltro la legge (n.394/91) parlava chiaro:
gli articoli 11 e 22 sanciscono il divieto di attività
venatoria e di “cattura, uccisione, danneggiamento e disturbo delle
specie animali” nei parchi nazionali e nei parchi naturali
regionali e nelle riserve naturali regionali, dove sono consentiti
solo “prelievi faunistici e abbattimenti selettivi necessari per
ricomporre squilibri ecologici”. Quindi in casi specifici (es.
controllo di specie dannose o pericolose) è comunque
già possibile attuare piani di abbattimento da parte del
personale specializzato, facendo cadere anche la scusa di proporre
la caccia nei parchi come “soluzione tecnica” per controllare
specie problematiche.

L’unico modo per cercare di riaprire la questione sarebbe stato
quello di rivedere completamente due testi fondamentali: la legge
quadro sulla caccia in Italia (n.157/92) e quella sulle aree
protette (n.394/91). Una coincidenza quasi impensabile ma che
invece, puntualmente si è verificata, palesando l’obiettivo
di infrangere uno degli ultimi tabù del cacciatore italiano
e di fatto ammettendo anche il totale fallimento dell’attuale
gestione venatoria in tutto il territorio oggi aperto alla
caccia.

La relazione presentata alla Commissione Ambiente della Camera
presenta motivazioni che hanno suscitato non solo l’ovvio sdegno
delle associazioni ambientaliste, ma anche la contrarietà
della Federazione italiana dei parchi, di buona parte del mondo
scientifico ed addirittura di quella più responsabile del
mondo venatorio. Il documento si basa sulla considerazione che
“l’esercizio della caccia deve ritenersi compatibile con la
protezione faunistica e della natura” e che “il rapporto non
è conflittuale: spesso accade, infatti, che l’esigenza
dell’equilibrio ecosistemico richiama l’intervento e la presenza
costante del cacciatore”. Dichiarazioni contraddittorie che
inficiano l’essenza stessa delle aree protette, nate invece con lo
scopo principale di conservazione e tutela della fauna e della
flora. Se passasse tale logica i cacciatori potrebbero sparare in
aree dove da almeno 10 anni (ma in molti casi anche da oltre un
ventennio) la fauna è protetta. E a quel punto sarebbe anche
difficile respingere ragionamenti analoghi a favore di altre lobby,
ancor più potenti, come quelle dei palazzinari o di chi vede
i parchi solo come enormi potenziali “parchi giochi”.

Armando Gariboldi
naturalista

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