Cacciatori di suoni

In giro per il mondo per raccogliere i suoni dimenticati della natura. Un nuovo campo di appassionata ricerca per tenere viva l’attenzione e la memoria della dimensione sonora planetaria.

Viaggiano in perfetta solitudine nei luoghi più remoti del
pianeta, attraversano i deserti e gli oceani, trascorrono settimane
appostati nel cuore delle foreste e nei ghiacci del polo, armati di
registratori, microfoni, riflettori parabolici, piccoli pannelli
solari per le batterie, treppiedi, e l’immancabile zaino sulle
spalle.

Si chiamano ecologisti acustici, in realtà sono ricercatori,
naturalisti, etnomusicologi, professionisti del suono, ma anche
fonoamatori, che studiano e registrano i complessi fenomeni
acustici dell’ambiente, i suoni e le voci dei popoli tribali, del
mondo animale e vegetale. Appassionati “Indiana Jones” alla ricerca
costante di tracce sonore e sorgenti acustiche ancora
incontaminate. Ma per quanto tempo ancora?

Noi umani da un po’ di tempo siamo di gran lunga la specie
più rumorosa, ne sa qualcosa Gordon Hempton, oltre 2 mila
ore di registrazione, che nel 1984 ha individuato nello stato di
Washington 21 luoghi con intervalli privi di rumori “umani” di
almeno 15 minuti. Oggi invece ne restano solo tre!

Già nel 1970 Bernie Krause, pioniere acustico, si è
dedicato completamente alle registrazioni ambientali in ogni parte
del mondo con la convinzione che possano essere l’ultima occasione
di ascoltare le decimate specie di animali. Le sue registrazioni
sul campo sono densi quadri ambientali che conservano intatto il
magico impatto con il mondo selvaggio. I rumori di una sera
d’estate e della giungla tropicale, il suono della tempesta, le
acque dell’oceano e dei fiumi, il canto dei cetacei, il linguaggio
dei gorilla, sono gli assoluti protagonisti, proposti nella loro
totale integrità.

Nei primi del novecento un naturalista ed esploratore solitario,
Estanislao Pryemsky, registrò con un rudimentale magnetofono
i rumori e le voci dell’Amazzonia, servendosi di imbuti che
sistemava al limitare delle radure nella boscaglia. Louis Sarno,
invece, ha vissuto a lungo tra i pigmei Ba-Benjellè della
Repubblica Centrafricana catturando sul nastro magnetico le loro
elaborate polifonie. Il geologo Alessandro Montanari ha registrato
i “canti” delle rocce ovvero i suoni dei fenomeni geologici, mentre
il naturalista Boris Jollivet quelli di un lago, simili alle canne
di un organo.

C’è invece chi, come l’astrofisica Fiorella Terenzi, ha
rivolto lo sguardo alla volta celeste traducendo gli impulsi
cosmici in suoni antichi di 180 milioni di anni!

Maurizio Torretti

 

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