Casa dolce casa, o no?

Le nostre abitazioni sono un ricettacolo di emissioni. Da sole contribuiscono al trentadue per cento del consumo energetico italiano totale. E consumo energetico significa emissione di CO2.

E la situazione attuale non è incoraggiante: gli accordi
di
Kyoto incombono
(per il 2020 sarà necessario un
taglio delle emissioni del 20 per cento), la dipendenza energetica
dell’Italia, che tocca l’85 per cento in confronto ad una media
europea del 50, il prezzo dei combustibili fossili che sta
schizzando alle stelle.

Cosa si può fare allora? La parola d’ordine è

risparmio energetico
, precisamente partendo dalle
nostre case. Una nuova concezione di edilizia, del costruire, che
parte dalle materie prime impiegate nella costruzione (legno,
canapa, sughero), passando per una disposizione di porte e finestre
consona, fino ad arrivare all’isolamento termico.

E per le case già costruite, obsolete dal punto di vista
energetico (il 90 per cento dell’energia se ne va dalle finestre)
si può pensare ad un risanamento, isolandole temicamente,
installando doppi vetri e vari
piccoli accorgimenti
che aiutano a risparmiare.

In Italia esiste, da alcuni anni, una certificazione chiamata
CasaClima, che attesta che la dimora costruita o ristrutturata
è energeticamente efficiente e sostenibile. Un’idea tutta
alto atesina, nata da Norbert Lantschner, che comporta alla fine
una spesa di 7 mq, contro una media di 18-25 per una costruzione
tradizionale.

Una casa efficiente dal punto di vista energetico potrebbe
significare un taglio del 15-20 per cento di emissioni, con
risparmio di 5-7 miliardi, che sgraverà dalle nostre
tasche.

Tutti questi temi sono stati trattati alla presentazione della
fiera “KlimaHouse 2008”, che si terrà a Bolzano il prossimo
Gennaio. Aperta a tutti, operatori e non, verrà mostrato
come procedere per migliorare le nostre case e per contribuire
così alla salvaguardia del pianeta.

Rudi
Bressa

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