Certificazione energetica e rispetto dell’ambiente

Abbiamo chiesto a un esperto del settore della certificazione energetica di illustrarci i trend in atto nel settore dell’efficientamento energetico

Secondo il rapporto “Saienergia 2010”, realizzato dal Cresme, il 30 per cento delle case italiane è stato costruito prima della seconda guerra mondiale e il 66 per cento tra il 1945 e il 2000; nel 22 per cento dei casi inoltre si tratta di palazzi in pessimo o mediocre stato di conservazione.

La crisi economica in atto ha ridimensionato il mercato dell’edilizia, ma la performance energetica, legata a fattori di risparmio energetico e tutela dell’ambiente, può aprire nuovi scenari per questo settore: le nuove tecnologie consentono infatti di conciliare estetica, architettura, riduzione dei consumi e dell’inquinamento.

Per saperne di più, abbiamo chiesto a un esperto del settore della certificazione energetica, l’avvocato Paolo Orlando (Responsabile Certificazioni energetiche di Abaco Team, gruppo Gabetti), di illustrarci i trend in atto in questo innovativo settore.

Paolo, in cosa consiste la certificazione energetica e come viene applicata?

La certificazione energetica è un documento che attesta l’efficienza energetica dell’immobile e rappresenta la classificazione energetica dell’immobile. Come gli elettrodomestici, ha una rappresentazione grafica, cromatica (che va dal verde al rosso) e un’indicazione in lettere dall’A+ alla G, che determina l’efficienza energetica dell’immobile, ovvero la capacità di non consumare energia rispetto a quella introdotta per riscaldamento e raffrescamento dello stesso immobile; viene redatta da un tecnico specializzato iscritto a elenchi regionali e quindi abilitato attraverso un esame. Ha una validità di dieci anni. La normativa nazionale in questo ambito prevede obbligatorietà di dotare l’immobile di certificazione energetica nei casi di trasferimenti a titolo oneroso di un immobile e dal primo luglio 2010 è necessaria anche per i contratti di locazione.

Quale la classe energetica “media” delle case italiane?

Non abbiamo purtroppo uno stock immobiliare molto virtuoso, in media le case italiane si collocano nella classe energetica E o F: purtroppo ancora non ha preso piede la costruzione e l’efficientamento energetico sul patrimonio immobiliare italiano. Attendiamo che vengano recepite tutte le normative di carattere nazionale ed europeo che pongono attenzione alla riduzione delle emissioni di CO2.
Da un lato la certificazione contribuisce a valorizzare l’immobile, dall’altro costituisce un importante elemento per calcolare l’impatto ambientale dello stesso.

Ci può descrivere questi due aspetti e come si legano tra di loro nella valutazione complessiva dell’immobile?

Si tratta di un fattore culturale, secondo noi il risparmio energetico deve entrare nel dna dell’italiano.
E’ un elemento di valorizzazione immobile, infatti, fatto salvo che la certificazione identifica la capacità energetica dell’immobile, lo valorizza allo stesso tempo: analogamente alle automobili e agli elettrodomestici, il compratore all’atto del rogito può legare la propria volontà di acquistare un bene o meno anche alla capacità di gestire questo immobile risparmiando del denaro. Un esempio: un appartamento di 120 mq di classe G, rispetto a uno analogo di classe B, consuma qualcosa come 2000 euro ogni anno per la gestione ordinaria dell’appartamento stesso. L’attestato energetico può valorizzare o deve valorizzare un immobile determinando la scelta futura dell’acquirente.

Quali percorsi in tema di sostenibilità ha intrapreso la vostra azienda?

Abaco ha aderito al progetto Impatto Zero® di LifeGate, compensando oltre 50.000 kg di anidride carbonica generata dalla mobilità delle auto impiegate per i servizi di “Certificazioni energetiche” e “Perizie estimative” e contribuendo alla creazione e tutela di oltre 18.800 mq di foreste in crescita in Madagascar. Questo il primo passo, ma cercheremo in futuro di ottimizzare i processi di produzione nel rispetto dell’ambiente e di eliminare, o diminuire, la produzione di CO2 dei nostri cicli produttivi.

Articoli correlati