Chernobyl fa 20 anni

Esattamente 20 anni fa, il 26 aprile, esplodeva il reattore nucleare di Chernobyl. Le conseguenze sulla salute delle popolazioni colpite si sentono ancora oggi. Gli effetti sulle scelte energetiche dei governi, invece… no.

Ore
1 e 23 del 26 aprile del 1986
.

Il reattore numero 4 della
centrale nucleare
di Chernobyl esplode.

Nonostante la ‘Glasnost’, la nuova politica di trasparenza
dell’allora Urss, si viene a sapere un giorno e mezzo dopo. Le
radiazioni,
centinaia di volte più intense
delle esplosioni
atomiche a Hiroshima e Nagasaki messe insieme, inondano mezzo
mondo.

E’ il più grave disastro tecnologico della storia.

Le conseguenze per le popolazioni più esposte (specie i
bambini) sono ancora tangibili. Nella regione del Gomel in
Bielorussia l’incidenza del cancro alla tiroide nei bambini
aumentò di 100 volte tra il 1991 e il 1994. Aumenti simili
in Russia e in Ucraina. Una voce su tutte: secondo l’ex presidente
della Associazione europea del cancro alla tiroide, Dilwyn
Williams, sono destinati ad ammalarsi 4 bimbi su 10 di quelli che
avevano 1 anno all’epoca dell’incidente.

Si legge sulla scheda del Progetto
Humus
, il maggiore portale italiano su Chernobyl,
nucleare e solidarietà:

“Le vittime di Cernobyl sono ormai 200.000 e si
manifestano sempre più i danni (cancri, leucemie, sindromi
immunodepressive) legati alla persistenza nel tempo delle bassi
dosi di radiazioni.

La restituzione dei terreni alla situazione
originaria comincerà solo fra 300 anni.

La realtà della contaminazione, nelle zone
colpite dall’incidente nucleare, è legata, in maniera
diretta, all’alimentazione: il 70-90% della dose di radiazione
(derivante dal Cesio 137, dallo Stronzio 90 e in parte dal
Plutonio) passa direttamente dal terreno ai prodotti alimentari e
da questi agli esseri viventi”.

Foto-denuncia per ricordare la tragedia di Chernobyl. Per
ricordare il ventesimo anniversario dell’incidente nucleare che ha
sconvolto l’allora Urss e il pianeta intero, Greenpeace inaugura
una mostra fotografica a Roma. L’esposizione, dal titolo
”CERTIFICATE NO. 000358/ – Il costo umano di una catastrofe
nucleare”, rimarrà aperta fino al 14 maggio e sarà
presentata nello stesso periodo nelle principali città del
mondo. L’autore delle fotografie è Robert Knoth, uno dei
premiati al ”World Press Photo 2006”, che ha realizzato
diversi reportage attorno a Chernobyl
, per di
sottolineare le conseguenze umane dell’incidente (la mostra si
svolge nell’ambito del Festival della Fotografia, all’Auditorium
Spazio Arte a Roma: dal lunedì al venerdì dalle 17.00
alle 21.00 e il sabato e la domenica dalle 11.00 alle 20.00).

Ora più che mai, in un periodo in cui in Europa tornano a
suonare le sirene della ripresa a utilizzare l’energia nucleare, il
ricordo di quel 26 aprile dovrebbe servire da
monito

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