Chi

Una vita spesa per il suo popolo.

E’ l’esempio di una donna nata con tutte le oppressioni: donna, di
famiglia povera, indigena, in un villaggio dimenticato del mondo,
in un paese in guerra civile. La guerra, lo sterminio di padre (era
un catechista), madre (la levatrice), scappa dal suo paese con una
religiosa, trovando riparo dal vescvovo Samuel Ruiz che le insegna
lo spagnolo.

Rifugiata, comincia il lavoro per far conoscere la situazione del
Guatemala: 400 villaggi scomparsi dalla carta geografica, tremila
cimiteri clandestini.

Rigoberta Menchù e la sua fondazione danno supporto e aiuto
ai cittadini poveri che non possono citare in giudizio lo stato.
Non hanno i soldi. Non il coraggio.

Andrà poi alla Commissione Europea.

A 33 anni le viene assegnato il premio Nobel per la Pace, la
laureata più giovane della storia.

La situazione del Guatemala non è cambiata. In un paese dove
dal ’60 al ’96 c’è stata la guerra civile con 200 mila
morti, le ferite sanguinano ancora. Il 29 aprile hanno ucciso un
collaboratore stretto di Rigoberta, il tesoriere della Fondazione:
la polizia afferma che è morto durante una sparatoria in un
bar. Quel giorno la fondazione Menchu ha ricevuto una telefonata in
cui si sentiva solo una musichetta da funerale.

L’attuale presidente è legato all’esercito e alle bande
paramilitari; il presidente del senato era un generale
dell’esercito.

Secondo una credenza Maya, dove passa il terrore e la guerra non
crescono più alberi.
Rigoberta Menchù lotta ancora perché la sua nazione
sia di nuovo verde, con la sua dignità, il suo esempio e il
suo coraggio, che sono la dignità e il coraggio di un popolo
antico che non deve essere calpestato.

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