Cibo, arte, cultura e culture

Cibo e arte, cucina e cultura si incontrano nelle cene di Artandgallery, un ex teatro d’opera riconvertito a galleria, bar e luogo aperto di eventi.

Il titolo dell’iniziativa curata da Manuela Gandini è:
Tutti i nomi di Dio. Opere di Maja Bajevic, Paolo Canevari,
CoopHimmelb(lau), Cecilia Guastaroba, Giampaolo Kohler, Jannis
Kounellis, Armin Linke, Fabio Mauri, Shirin Neshat, Yoko Ono,
Dennis Oppenheim, Chen Zhen in mostra, con le opere d’arte
culinaria di Giulia Tommasi. Lo spirito dell’iniziativa: “una
visione che oltrepassa le rovine del presente”. Un appuntamento
ogni martedì all’Artandgallery, per cenare e condividire
culture di gusto in mezzo alle opere…

L’idea è che la cultura – le culture – si incontrano se
parliamo di cibo: scrive Giulia Tommasi, “un ebreo sefardita e un
palestinese mangiano falafel, un libanese e un irakeno mangiano
involtini di vite, un indiano del Kerala mangia la crema di
lenticchie e quelle stesse lenticchie sono nella zuppa del
marocchino e nella minestra dell’israeliano… Le mandorle
profumate con l’acqua di fior d’arancio riempiono le corna di
gazzella del musulmano, le pastine zuccherose del cattolico
siciliano, il dolcetti della Pesach ebraica”.

Anche nutrirsi è un fatto politico, etico, religioso, in cui
non valgono le prese di posizione radicali perché davanti a
una melagrana spaccata, al pane fragrante, a un cucchiaio di riso
profumato semplicemente chiudiamo gli occhi e assaporiamo il
gusto… senza più chiederci da dove, come, chi…

Ancora: il cibo che si concentra intorno alla cerimonia indica
sempre il viaggio, di cui li popolo ebraico è l’emblema, ma
anche il monaco buddista con la sua ciotola che vaga per i sentieri
di montagna del Tibet, e la nobildonna napoletana che imbandisce
una cena a base di cuscussù…

Il 5 novembre assaggiamo l'”India lussureggiante” con una cena
ayurvedica (pakora samosa papad, riso basmati fragrante allo
zafferano con semi e spezie
, moong dal – crema di lenticchie,
curry di uova con chutney di mele, stufato di spinaci, chapati,
halwa di carote cubetti di burfi palline di ceci al cocco, lassi di
mango chai speziato). Secondo l’Ayurveda se le nostre papille
gustative apprezzano un certo cibo, i dosha (principi metabolici
che connettono il corpo e la mente) ricevono un’enorme
quantità di informazioni utili al nostro equilibrio
interiore che raggiungiamo riappropriandoci del Sé profondo,
la nostra biblioteca cosmica. Non c’è forse disciplina e
dieta più dolcemente destabilizzante di questa, che ti
suggerisce di ascoltare, guardare, toccare, annusare, assaggiare e
quindi ricevere e prendere ciò che il tuo istinto profondo
ti indica…

Il 19 novembre il tema è la sensualità di una mensa
di festa nelle culture dell’islam (falafel borek dolma, harira
zuppa di lenticchie e zafferano, himam bayildi delizia del sultano
o “il prete svenuto”, pane ai datteri, tripudio di dolcezza: kaab
al ghazal – corna di gazzella, basboussa, datteri farciti, ma’moul
di pistacchi, té alla menta, caffè bianco). “La
sensualità e la cedevolezza dei cibi del mondo arabo
appartengono all’altra faccia dell’integralismo religioso che
produce la guerra continua. Estasi gastronomica e kalashnikov
convivono nella civiltà musulmana come a ribadire quanto gli
estremi si cercano e si necessitano”.

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