Col conforto di Folco Orselli

Il nuovo disco di Folco Orselli: “Vuoi mettere, ora ho una risposta alla solita domanda: ‘ma che genere fai?’ ‘di conforto!'”

Per molti degli ascoltatori di LifeGate Radio non è un nome
nuovo, specie per quelli di Milano. Folco Orselli è un
cantautore in cui LifeGate Radio per prima ha creduto producendo un
paio di suoi dischi.

La collaborazione continua anche se su un altro piano,
perché dopo il disco d’esordio, di diversi anni fa, Folco
torna all’autoproduzione, stavolta inventandosi addirittura una
propria “etichetta” discografica (Muso Records).

Il titolo è “Generi di conforto” e segna un po’ il ritorno
al classico dopo l’avventura di rock sperimentale intrapresa col
quartetto Arm On Stage. Folco scrive canzoni e ballate, e stavolta
ha deciso (e investito) per presentarle al meglio.

Per farlo ha assoldato un’intera orchestra d’archi, che si è
unita alla sezione fiati già presente. Il risultato è
qualcosa che genera un misto tra piacevole sorpresa e, appunto,
conforto nel riscoprire un Folco dalla voce ripulita e
arrangiamenti ricchi e curati.

I temi restano quelli che il nostro ha già affrontato, le
ballate d’amore, una certa analisi delle proprie inquietudini
interiori, e poi la sua Milano, quella per niente alla moda
(“Piazzale Maciachini”) e quella degli ultimi; anche se in questo
senso il ritratto del barbone (“Paolone”) o i riferimenti che ogni
tanto spuntano al mondo del circo e delle donne di malaffare
rischiano di risultare un cliché ormai sentito in troppe
canzoni. Nonostante ciò, gli arrangiamenti ricchi degli
archi e la capacità di scrittura di Folco (uno dei tre premi
Musicultura vinti nel 2008 era proprio per il miglior testo) gli
evitano la maggior parte delle trappole in cui potrebbe cadere.
Ogni tanto qualcosa gli scappa, ma sono imperfezioni che gli
perdoniamo volentieri.

Ascoltare l’intero disco da un buon impianto stereo è
infatti una piacevole coccola; finalmente Folco si concede al
meglio al suo pubblico. E allora concludiamo con le parole
dell’autore stesso: “Le dieci tracce che compongono ‘Generi di
conforto’ – ha detto – hanno a mio parere le stesse caratteristiche
del cioccolato, delle sigarette, di un cordiale sorseggiato quando
fa freddo, di una coperta sotto cui addormentarsi, di un fuoco, di
un abbraccio. Di conforto appunto. E poi vuoi mettere, ora ho una
risposta alla solita domanda: ‘ma che genere fai?’ – ‘di
conforto!'”

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