Colore: nell’anima dipinta di blu

Fatto di trasparenza come l’acqua e il cielo, il blu è il colore dell’infinito, Kandinskij che ha elaborato la teoria emozionale dei colori, lo preferiva

L’arte è un importante mezzo di comunicazione e di
espressione che vive di emozioni e quindi di colore.
Di questo è pienamente consapevole il pittore russo Vasilij
Kandinskij che ha elaborato la teoria emozionale dei colori
applicato al linguaggio artistico.
Alla base del suo pensiero c’è l’incontro con i testi
teosofici, in particolare con l’antroposofia di Steiner, che si
rivela uno stimolo fondamentale per la concezione del colore:
scardinare i limiti della rappresentazione tradizionale, dirigere
la scelta e la giustapposizione dei colori corrispondenti a un
certo fenomeno psichico, ad una data vibrazione spirituale o una
precisa manifestazione dell’energia vitale.
L’azzurro è il colore preferito di Kandiskij, quello stesso
colore che era anche il più amato dai pittori simbolisti
alla fine del secolo precedente.
Scrive Kandinskij: “Più l’azzurro è profondo e
più richiama l’idea di infinito, suscitando la nostalgia
della purezza e del soprannaturale”. E ancora: “Andando molto in
profondità, il blu sviluppa l’elemento della quiete”.

È significativo che Picasso abbia risposto con il blu a un
periodo segnato da un sentimento di cordoglio e di dolore per il
suicidio del caro amico Carlos Casagemas.
Mantenendo questo colore per ben quattro anni, a partire dal 1901,
Picasso esprime il colore della sua anima passando dal tema della
morte a quello della solitudine: “Lo dico con orgoglio, non ho mai
considerato la pittura come un’arte di puro intrattenimento e
distrazione. Io volevo, tramite il disegno e il colore che erano le
mie armi, penetrare sempre più a fondo nella coscienza degli
uomini e del mondo, affinché questa conoscenza ci rendesse
ogni giorno più liberi”.

 

Sonia
Tarantola

Articoli correlati