Coltivare bio, questo è amore

Chi coltiva la terra seguendo i dettami dell’agricoltura biologica la coltiva naturalmente.

Usa solo fertilizzanti organici
e trattamenti ecocompatibili contro i parassiti. Evita la
meccanizzazione pesante, le colture intensive, ogni trattamento
traumatico per il terreno. Tutte le sementi sono garantite e
sottoposte a controlli anti-ogm. In agricoltura biologica il grano
si trasforma in pasta lavorandolo con acqua di sorgente, e la pasta
si fa essiccare a temperatura dolce per garantirne il contenuto
nutritivo. Lo stesso dicasi per tutti gli altri alimenti, gli
impasti, le ricette, le preparazioni tipiche che rievocano gli
odori della nostra tradizione. Amore per il passato, ma anche per
il futuro: nuove tecniche di coltivazione si sviluppano col
biologico, per ridurre l’impatto ecologico dell’agricoltura e
salavaguardare l’ambiente per le generazioni future, i nostri
figli. Amore per l’ambiente, ma anche per le persone: i coltivatori
non sono più esposti a spray velenosi. Le coltivazioni
biologiche e tradizionali stanno letteralmente salvando le
popolazioni del Sud del mondo. Sì, perché
laggiù, dove non si coltiva bio, i pesticidi dannosi vietati
in Occidente venivano e vengono tranquillamente utilizzati, senza
riguardo per la salute dei contadini.

La terra, così accudita, risponde sorridente, fertile e
bruna. Restituendo prodotti privi di residui chimici, aritificiali
e pestilenziali per l’organismo ed inquinanti per l’ambiente, dal
sapore autentico e genuino, non sintetico, proprio come i cibi di
un tempo.

Anche la tavola imbandita con questi cibi può trasmettere
sensazioni d’amore. Guardare il cibo sulla tavola come lo guardano
i pittori. Notare il minimo dettaglio, il colore, le imperfezioni,
l’ombra della forma sul piano. Niente di “innaturale” può
essere concepito in questo magico istante.
Agricoltura biologica significa anche questo.

Aspettare il tempo del raccolto, e vedere il frutto che matura
piano piano, insidiato dalle api e dai calabroni. E quando è
maturo assaggiarne il sapore dolce, che sa di poca o tanta pioggia,
di terra scura scavata dai lombrichi e calda custode di una vita
sotterranea così nascosta e brulicante.
Sapere che anche le piante, tra loro, sanno amarsi, e avvicinando
una varietà all’altra, con vantaggiosa associazione,
cresceranno più rigogliose.
Ascoltare il ritmo della vita, delle stagioni e degli anni, alcuni
avari e amari, altri dolci e abbondanti di raccolti.
Accettare i frutti della terra, non sfruttarla: questo è
amore.

Stefano
Carnazzi
e Paola Magni

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