Come non perdere la bussola

E’ sorprendente scoprire che l’utilizzo della bussola e delle stelle, le “antiche” tecniche utilizzate dagli esseri umani per compiere i loro spostamenti, sono le stesse che vengono adoperate dai volatili durante i loro viaggi.

E’ sorprendente scoprire che l’utilizzo della bussola e delle
stelle, le “antiche” tecniche utilizzate dagli esseri umani per
compiere i loro spostamenti, sono le stesse che vengono adoperate
dai volatili durante i loro viaggi.

Il becco di un piccione viaggiatore è un incredibile
prodigio di tecnologia. Perché è proprio nella sua
parte superiore che si nasconde il segreto dell’orientamento di
questi uccelli, capaci di non “perdere la bussola” per migliaia di
chilometri.
Ormai da decenni era noto che i piccioni, così come altri
volatili, si orientano nel volo grazie a una vera e propria bussola
calamitata che si allinea con il campo magnetico terrestre, ma
finora la si ricercava nel cervello.
Nello scorso giugno, invece, due ricercatrici tedesche
dell’Università di Francoforte, Elke Holtkamp-Roetzler e
Gerta Fleisser, hanno scoperto che il misterioso organo di
navigazione è nel becco, poiché è lì
che esistono terminazioni nervose libere e cellule sensoriali che
reagiscono a impulsi meccanici: le une e le altre contengono
microscopiche particelle ferromagnetiche che esercitano sulle
membrane nervose una pressione variabile a seconda
dell’orientamento dell’uccello rispetto al Nord. Lo stimolo che
così si crea viene poi trasmesso al cervello.

I campi magnetici sono soltanto uno degli strumenti che gli uccelli
usano per volare.
I passeri, per esempio, si orientano anche con le stelle, come
è stato dimostrato dalle stesse scienziate di Francoforte
che hanno allevato, fin dalla schiusa, un gruppo di questi uccelli
in un planetario in cui era stato ricreato il cielo notturno. Una
volta liberati i volatili hanno riconosciuto le stelle che fino a
quel momento avevano visto solo in modo parziale. Lo zigolo
americano, invece, è in grado di riconoscere le
costellazioni dell’Orsa maggiore, dell’Orsa minore e di Casssiopea
(la grande “W” del firmamento), come hanno dimostrato analoghi
esperimenti nei planetari. Sempre seguendo le stelle, la sterna
artica o rondine marina attraversa due volte l’anno il globo
secondo i meridiani migrando per 36 mila chilometri dall’Artide
all’Antardide e viceversa.

 

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