Come non ridurremo le emissioni di CO2

E’ stato pubblicato il Piano Nazionale di Allocazione, un progetto richiesto dall’Unione Europea per ridurre le emissioni di CO2 e compensare quelle che superano la quota raggiunta nel 1990.

Nell’ottobre 2003 il Consiglio e il Parlamento europeo hanno
approvato la direttiva (2003/87/CE) che istituisce un sistema di
controllo e di scambio di quote di emissioni di CO2 all’interno
dell’Unione Europea. Il 1 gennaio 2005 questo diventerà
operativo. Durante quest’ultimo mese ogni Paese ha presentato un
Piano Nazionale di Allocazione dove illustra la quantità
delle emissioni annuali che prevede di produrre fino al 2010 e dei
progetti volti a diminuire le emissioni. Inoltre contiene un piano
per compensare le emissioni che superano il tetto massimo
consentito secondo accordi fissati nel protocollo di Kyoto e che
corrisponde alla quota raggiunta nel 1990.

Essendo l’Italia il terzo più grande produttore di gas ad
effetto serra all’interno dell’EU ETS, il nostro Piano Nazionale di
Allocazione avrà ampie implicazioni sull’avvio del sistema.
Si trova pubblicato online per la consultazione, e fino al 6 maggio
si potranno proporre delle modifiche. Abbiamo parlato con Andrea
Masullo, un ingegnere del Wwf che ha analizzato questa proposta
presentata dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero per le
Attività Produttive.

Il Piano prevede che entro il 2010 si arriverà nel nostro
paese a un aumento delle emissioni del 17,9% rispetto al 1990,
incremento che deriva da un previsto aumento annuale del consumo
energetico del 3%. Secondo le linee definite nel protocollo di
Kyoto le emissioni dovrebbero invece subire una riduzione del 6,5%!
Quindi c’è un gap da colmare che supera il 24%. Il settore
energetico, responsabile del 50% delle emissioni, non verrà
toccato da nessuna “restrizione”: infatti per far fronte ai
crescenti fabbisogni di energia elettrica sono previste nuove
centrali a carbone, in parte già in costruzione. Le energie
rinnovabili, tipo fotovoltaico, solare o eolico, con emissioni
vicino a zero, non vengono nominate nel documento. L’impiego del
carbone, che sarà importato dall’Asia, viene giustificato
con il concetto “adeguamento ai paesi europei, dove l’uso del
carbone per la produzione dell’energia elettrica arriva a 27%.” In
realtà questa è un’affermazione controtendenza
perché tutti stanno via via abbandonando il carbone.

Come è previsto affrontare le emissioni e neutralizzare quel
24% di CO2 di troppo? “Con un mix di misure e interventi poco
controllabili che non disturbano la grande industria” racconta
Andrea Masullo: con interventi non specificati sul traffico, una
piccola parte nel settore civile, come interventi per migliorare
l’efficienza energetica degli edifici. Quasi la metà delle
emissioni di troppo dovrebbero venir neutralizzate con esportazioni
di tecnologie pulite, come il fotovoltaico, in paesi emergenti. La
riduzione delle emissioni grazie a questi interventi, per esempio
in Cina, si potrebbero conteggiare in favore dell’Italia, è
la proposta del Piano. Non cambierebbe però la
qualità dell’aria nelle nostre città.

“Impegno zero e investimenti sbagliati che peseranno per molti
anni” conclude Masullo. In questo momento L’Unione Europea preme
per mettere in moto il meccanismo di controllo e conteggio, ma nel
giro di pochi anni ci saranno delle verifiche sull’efficenza del
Piano. “E allora dovremo prendere in fretta e furia tutte quelle
misure che adesso vengono sorvolate.”


Rita Imwinkelried

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