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Città sostenibili: intervista a Federico Butera

Federico Butera, sociologo e docente, ci parla di come si evolveranno le città. Edifici più simili a quelli di prima che a quelli degli ultimi 100 anni

Al convegno “Energetica 2008” Federico Butera, l’autore dell’interessante e divertente libro “Dalla caverna alla casa ecologica”, scritto per le Edizioni Ambiente, appare fiducioso e positivo. infatti le nostre case e le nostre città possono consumare meno e a costi contenuti. Bisogna solo imparare a utilizzare l’energia che ci serve in modo più intelligente.

Quali sono i problemi energetici delle città?

Le città sono il luogo in cui si consuma il 70% e anche più dell’elettricità e dell’energia che complessivamente si utilizza – per riscaldare gli edifici, per illuminarci -; pertanto sono proprio le città il luogo da cui partire. La città è anche il luogo dell’innovazione. E’ vero che consumano di più ma sono anche i luoghi dove è più facile far qualcosa.

Quali sono i principi da adottare per rendere le città sostenibili?

Va rivisto il modello di progettazione urbana, vanno riprogettate le funzioni urbane. Bisogna fare in modo che si possano ottenere i servizi necessari spendendo il minimo di energia possibile.

Cosa significa?

Se la casa c’è già, coibentarla meglio, se è da costruire, progettarla meglio, rivedere anche il modo in cui si pianifica l’esistente. Bisogna favorire una migliore distribuzione di ciò che occorre, in modo tale da avere tutti i servizi di cui si ha bisogno sotto casa, come si faceva una volta. Mettendo insieme uffici, abitazioni e terziario, migliora la qualità urbana, si consuma meno energia per gli spostamenti, e si può riavere quella vivacità urbana che era tipica delle nostre città una volta.

Quali sono gli edifici del futuro?

Sono edifici non tanto diversi da quelli di oggi. Cambiano le regole del buon costruire, che saranno quelle di una volta: ad esempio si dovranno orientare in modo intelligente gli edifici per sfruttare tutta l’energia solare disponibile. Insomma, somiglieranno più agli edifici di prima che a quelli degli ultimi 100 anni.

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