Come sta la Terra?

Ce lo spiega il Millennium Ecosystem Assessment, un’indagine durata cinque anni per determinare lo stato di salute e di sfruttamento delle risorse naturali del Pianeta.

Promosso nel 2001 dal Segretario Generale dell’ONU Kofi Annan,
il Millennium Ecosystem Assessment è un progetto di
monitoraggio delle risorse della Terra durato cinque anni, cui
hanno contribuito alcuni degli enti globali più importanti
(FAO, UNESCO, ecc..) e che ha coinvolto oltre 1360 scienziati
provenienti da 95 nazioni e altri 850 per la revisione del progetto
finale.

Qualche settimana fa il WWF e la FAO hanno divulgato i
preoccupanti risultati della ricerca, evidenziando i drammatici
effetti del nostro stile di vita. In primis è emersa una
triste verità: per procurarsi risorse energetiche immediate,
cibo e acqua potabile, negli ultimi 50 anni l’uomo ha modificato
gli ecosistemi più radicalmente di quanto non avesse mai
fatto prima nella storia dell’umanità, con queste
conseguenze:

  1. il processo di deforestazione è
    aumentato vertiginosamente, per esempio ¼ della superficie
    terrestre è stato convertito in terreno
    coltivabile;
  2. si è incrementato il tasso d’estinzione
    delle specie, che ora è 1000 volte superiore a quello
    naturale (mentre mezzo secolo fa era di 50 volte), così come
    la percentuale delle specie che non vivono più nell’habitat
    originario.
  3. il ciclo di approvvigionamento idrico è
    ormai irrimediabilmente compromesso, se si pensa che la costruzione
    di dighe ha modificato il 60% dei corsi d’acqua mondiali –
    riducendo sensibilmente persino il portato di grandi fiumi come il
    Nilo, il Colorado, il Fiume Giallo – e lo sfruttamento dei bacini
    ha superato di gran lunga le possibilità di rigenerazione
    naturale.

Inoltre, il Millennium Ecosystem Assessment ha evidenziato un
inquinamento sempre crescente: dalla Rivoluzione Industriale a
oggi, la percentuale di CO2 nell’aria è aumentata del 32%,
mentre quella di fosforo nel suolo è triplicata nel
trentennio 1960-90, andando così a contribuire alle cause
delle sconvolgenti mutazioni climatiche cui stiamo assistendo negli
ultimi anni.

Accanto al fragile stato di salute del pianeta, l’indagine ha
sottolineato anche le condizioni di vita sempre più precarie
in cui versa l’umanità intera: crescita della popolazione
mondiale (da 3 a 6 miliardi negli ultimi 40 anni), aumento della
percentuale di malnutrizione (32 milioni di persone nel 1995-97,
856 nel 2002), inurbamento (si prevede che nel 2007 la metà
degli abitanti della Terra risiederà in città).

Che fare? Se procediamo in questa direzione, appare chiaro che
stiamo ipotecando già da ora il futuro delle prossime
generazioni in modo irreversibile: ecco perché nel
Millennium Ecosystem Assessment sono state individuate alcune
linee-guida per i prossimi 50 anni per uno sviluppo
sostenibile.

Innanzitutto, partire da un maggiore investimento economico da
parte dagli stati nazionali per la tutela delle risorse naturali:
ad esempio in Costa Rica dal 1996 i proprietari terrieri sono
sottoposti a una tassazione straordinaria i cui proventi servono
alla salvaguardia degli ecosistemi locali.

Un’altra via può essere l’applicazione di tetti per la
commercializzazione di alcuni prodotti (Cap-and-Trade), come
già avviene per il carbonio. Altrettanto importante
sarà, però, mutare le nostre abitudini di consumo,
puntando su una presa di coscienza ecologica da parte degli utenti,
e incorporare valori non di mercato nella gestione
dell’ambiente.

Olimpia Èllero

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