“Con-tatto”: dalla conoscenza all’amore

Il tatto, fra i cinque sensi, veicola un potere antico quanto misterioso, portatore di vita e di guarigione, strumento di conoscenza spesso temuto

Penalizzato, soprattutto nell’Occidente cristiano, da troppi
retaggi religiosi che, a fini di controllo delle masse e di tanta
“pericolosa” conoscenza popolare, hanno identificato corpo e
peccato, il senso del tatto costituisce un enorme strumento di
conoscenza.

Nel corpo umano, attraverso lo sviluppo di miliardi di connessioni
neocorticali che nei secoli dell’evoluzione hanno portato l’uomo ad
orientarsi nello spazio e ad agire in esso con consapevolezza
attiva, è il senso più potente cui è
riservato, in ambito cerebrale, uno spazio assolutamente
maggioritario rispetto agli altri quattro. Quale altro essere sulla
terra ha sviluppato ai polpastrelli delle dita la
sensibilità che la nostra specie possiede?

Ben sa rispondere a questa domanda chi purtroppo è stato
privato nella vita di altre percezioni sensoriali; subito dopo la
vista, il senso del tatto viene come strumento di conoscenza del
mondo esterno, come dimostra qualunque bancarella del mercato su
cui faccia bella mostra la merce migliore: l’istinto di “toccare”
segue immediatamente all’attrazione visiva che fornisce l’impatto
più veloce anche a distanza. Il tatto fornisce informazioni
più profonde, che la vista non può cogliere e si pone
non a caso come sofisticato strumento di percezione
dell’invisibile. Insieme, opportunamente sviluppati, costituiscono
non solo i più grandi strumenti di conoscenza, ma anche di
“potere”. Scienza e tecnologia ne stanno amplificando unicamente
gli aspetti per così dire “minori”.

Quando un tempo (e oggi ancora in molte culture) a tale strumento
non era negato il suo potere, solo toccando una persona si poteva
dire se era nervosa, egoista, magari matta o semplicemente
insicura. Allo stesso modo, chi percepiva il tocco dell’altro tanto
poteva inferire di esso: qual era l’intenzione profonda con la
quale si avvicinava, cosa anche senza parole volesse dire, quanto –
e come – sapeva amare.

Forse proprio quest’antica quanto misteriosa conoscenza,
così direttamente collegata ai meno conosciuti “sensi
interni”, all’irrazionale che conosce, ha fatto in passato tanta
paura a chi andava istituzionalizzando altri tipi di apprendimento
e, attraverso questi, altre forme, ben più temute, di
controllo.

Loredana
Filippi

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