Confrontarsi con la depressione

Riconoscere di avere un disturbo depressivo

Quando sforzarsi di reagire non funziona più, ma anzi
diviene un ulteriore tormento, è meglio prendere atto che
qualcosa non va e cercare di rispettare le proprie
difficoltà emotive come segnali, forse ancora poco
comprensibili.

Parlarne con uno psicoterapeuta è una scelta che può
sembrare impegnativa: è costoso, è difficile, farcela
da soli sarebbe più bello. Al contrario sul mercato ci sono
dei nuovi farmaci
antidepressivi che si possono avere gratuitamente, e di sicuro
agiscono sul sintomo in modo più rapido. Molto
pubblicizzati, in realtà hanno spesso degli effetti
collaterali piuttosto fastidiosi, e alcuni rischi, fra cui quello
di eludere il problema.

Possono aiutare, per un periodo, ma la depressione non è
quasi mai solo organica, e le cause emozionali vanno indagate. Le
psicoterapie sono di tanti tipi, diversi per durata e metodo:
nessuna garantisce un risultato, l’essenziale è la
qualità affettiva della relazione che s’instaura fra
terapeuta e paziente, perché solo collaborando si riesce ad
ottenere dei miglioramenti.

Ciò di cui ha veramente bisogno la persona depressa è
di relazioni sane, in cui possa lasciar emergere le proprie
verità emotive, riconoscersi fragile, sentirsi accettata dai
propri simili (che “simili” siano davvero): i gruppi di auto-aiuto
sono per questo molto terapeutici, per i problemi di
dipendenza.

L’autoterapia è difficile, anche se, nei casi più
lievi, possibile; si possono usare farmaci naturali, come
l’iperico, o aumentare le endorfine con un programma mirato di
sport, provare a dipingere, a scrivere, non isolarsi, ascoltare
Mozart…
Ma è importante che ci sia un supervisore, un aggancio
esterno, relazionale e affettivo.
Per non rischiare di fare come il barone di Munchausen che cercava
di uscire da una palude tirandosi su per le trecce.

Olga Chiaia
Psicologa Psicoterapeuta

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