“Contiene organismi geneticamente modificati…”

Da oggi, 450 milioni di europei potranno trovarsi sotto gli occhi, al supermercato alimenti con l’ etichetta “geneticamente modificati”

Da oggi, 450 milioni di europei potranno trovarsi sotto gli
occhi
, al supermercato, la loro scatola di biscotti
con una righina in più nella lista degli ingredienti.
Potrebbe esserci scritto “contiene organismi geneticamente
modificati” se c’è un ingrediente che è transgenico
per più dello 0,9% o se deriva da OGM (oli, grassi, sciroppo
di glucosio, lecitina).
E’ entrata in vigore la nuova normativa che prevede l’obbligo di
dichiararlo in etichetta.

Già si trovano sugli scaffali italiani alcuni prodotti
(pochi, per la verità) che esibiscono la scritta “contiene
organismi geneticamente modificati”. Erano quelli fatti a partire
da soia o mais o vegetali transgenici. La nuova etichetta
è stata pensata per avvertire della contaminazione
accidentale, cioè quella non voluta dal produttore, dal
coltivatore.

Per rafforzare le garanzie, il regolamento UE impone alle aziende
agroalimentari anche d’attivare un sistema di documenti
d’accompagnamento che consenta di rintracciare gli OGM.

La normativa viene estesa anche ai mangimi destinati agli
animali
: anche sui sacchi dovrà essere indicata
la presenza di OGM. Questo sta creando non pochi problemi alle
aziende di mangimi, vista la forte dipendenza dalle materie prime
(mais, soia, colza) da Paesi extraeuropei dove gli OGM sono
coltivati su larga scala e vengono mischiati nei silos o nelle navi
cargo.

La garanzia, però, finisce qui. Perché l’obbligo non
riguarda i prodotti animali finiti. Carne, latte, uova, potrebbero
provenire da animali allevati con OGM senza che sulla confezione
venga riportato alcunché. Inutile quindi cercare nel cartone
del latte, nella confezione di uova o nella vaschetta di carne
alcuna dicitura nuova.

Come
scegliere, allora
? Meglio affidarsi ai prodotti
biologici, che per legge gli OGM devono tenerli lontani mille
miglia, a qualunque livello di lavorazione, e alla certificazione
volontaria delle aziende: cioè, a quei bollini che
garantiscono l’assenza di OGM da un alimento: solo così la
nostra spesa sarà OGM-free.

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