Coraggio e interiorit

“Per essere coraggiosi ci vogliono in effetti volont

La società contemporanea è caratterizzata dalla
“complessità”, ovvero, come insegna il sociologo Niklas
Luhmann, si configura come un sistema in cui gli elementi non sono
più collegabili tra loro.
Detto in altri termini, il mondo ha smarrito la sua unità,
il suo centro informatore, nonostante i tentativi della tecnica di
imporsi come unica modalità di senso.
La tecnica, infatti, non può soddisfare, facendo perno solo
sull’efficienza, la produttività, la connaturata aspirazione
all’infinito dell’uomo; aspirazione che lo rende inquieto,
desideroso di esplorare sentieri sempre nuovi e sempre diversi.
L’inquietudine risulta necessariamente connessa al cambiamento,
dall’ambito lavorativo a quello affettivo, fino a investire i
destini, i significati ultimi dell’esistenza.
Ebbene, il cambiamento è veramente vitale, autentico quando
è alimentato dal coraggio, dal saper rischiare, dalla
fermezza con cui la nostra anima si predispone all’avventura della
vita, affrontandola nella sua interezza, nelle innumerevoli
possibilità che offre.

Ci sono persone che, invece, pietrificano la loro esistenza, la
immobilizzano entro schemi, situazioni apparentemente solide, ma
solo per comodità, per il timore di arrischiarsi in
territori alternativi, non certo perché hanno raggiunto
un’effettiva serenità interiore, un porto in cui far
riposare la loro strutturale inquietudine.
Il cambiamento, accanto al coraggio, presuppone, però, anche
una vera disposizione a mutare l’anima e non “il cielo sotto cui
viviamo”.

A questo proposito risultano illuminanti le parole di Seneca: “Tu
corri qua e là per cacciare via il peso che ti opprime e che
diventa più gravoso col tuo stesso agitarti. Similmente
sulla nave il carico esercita minore pressione se è ben
fissato, mentre se si sposta disordinatamente, fa sommergere il
fianco su cui viene a gravare. Qualunque cosa tu faccia, la fai a
tuo danno; e con lo stesso movimento ti danneggi, perché
scuoti un ammalato”.
E ancora: “Potrai essere cacciato nelle terre più lontane e
più barbare; ogni luogo, qualunque esso sia, sarà per
te ospitale. L’importante è sapere con quale spirito arrivi,
non dove arrivi; perciò non dobbiamo legare l’animo a nessun
luogo”.

Possiamo trovare pienezza di senso, appagamento interiore, pur
all’interno della nostra connaturata inquietudine, solo se
prendiamo coscienza che deve essere la nostra anima a determinare
il mondo, a trasformarlo, a progettarlo in armonia tra interno ed
esterno, tra spirito e materia.

Spesso il nostro è un cambiamento indotto, artificiale,
dettato più da circostanze esterne, dal rumore del mondo, da
una noia esistenziale espressiva di un’anima acerba o ammalata
nella sua progettualità.

Al contrario, se coltiveremo con coraggio e fermezza la nostra
interiorità, il cambiamento non dipenderà più
dal corso del mondo ma da noi stessi.

Fabio Gabrielli
filosofo

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