Cosa succeder

Cos’

Il percorso sembra simile a quello inaugurato dal decreto per gli
incentivi alle energie rinnovabili. Annunciare di voler sfasciare
il settore, poi redigere un decreto un po’ meno peggiorativo, e
così far dire ad alcuni “bene, meglio di prima”. Sembra di
rivedere proprio questa sequenza.

Voler sfasciare
All’interno del decreto legge “Sviluppo”, si propone una norma
abnorme: concedere ai gestori delle spiagge italiane il diritto di
superficie per 90 anni! Tre generazioni. Praticamente una cessione
della proprietà. Che suscita l’allarme della Commissione
Europea, degli ambientalisti, e lascia stupefatti persino i
costruttori. “E’ un periodo esagerato – commentava a La Stampa il
presidente dell’Associazione dei Costruttori Edili Corrado Sforza
Fogliani – il pericolo è non avere più il controllo”.
Lo stesso Fogliani suggeriva un periodo non superiore ai 25-30
anni.

Cos’è il diritto di
superficie
Diversamente dalla formula attuale della
concessione di un bene pubblico (le spiagge) che prevede solo il
“concedere” ai privati il bene senza che possano appropriarsene e
stravolgerlo, si vuole passare al dare il diritto di superficie:
separare la proprietà del terreno da ciò che ci si fa
sopra, da ciò che si costruisce.

La concessione, se le dimensioni delle costruzioni erano
inaccettabili o deturpanti, la si revoca. Con il diritto di
superficie non sarà più possibile. E’ un diritto
reale.

Cosa cambia per chi vuole costruire sulle
spiagge

Il diritto di superficie lascia ai privati la proprietà
degli immobili costruiti sul demanio marittimo. Sia quelli
già realizzati, sia quelli futuri, sulle nostre spiagge.

Finora invece, tramite la concessione, gli immobili, anche se
realizzati da privati, rimanevano in uso per il tempo della
concessione ma la proprietà era del demanio.

Per di più, se lo Stato in futuro vorrà avere le
spiagge libere da edifici una volta scaduto il termine dei
vent’anni, sarà costretto a pagare ai privati il valore
degli immobili costruiti perché questi saranno a tutti gli
effetti di proprietà. Potrebbero essere stati rivenduti o
ereditati. Facile prevedere che se gli immobili saranno hotel di
lusso, spa o centri benessere, lo Stato non potrà spendere
milioni di euro per poi abbatterli.

Chi protesta
“Un inghippo che mette a rischio cementificazione le spiagge”:
così Fondo Ambiente Italiano (Fai) e Wwf Italia definiscono
la trasformazione, nel dl Sviluppo, del diritto di concessione
sugli arenili in diritto di superficie. Le due grandi associazioni
sostengono che “occorre tornare al ‘diritto di concessione’ ora in
vigore”.

Undici sindaci sono i primi firmatari dell’appello “per impedire la
‘svendita’ del litorale prevista dall’articolo 3 del dl sviluppo:
sono i primi cittadini di alcune delle più belle e
suggestive località turistiche italiane, Capalbio, Maratea,
Villasimius, Senigallia, Noto, Otranto, Ostuni, Pollica, Favignana,
Isola Capo Rizzuto e Posada.

“Si profila la concessione delle spiagge per un tempo lunghissimo –
protesta anche il presidente di Federparchi Gianpiero Sammuri in
rappresentanza delle aree marine protette – consentendo di
legalizzare le costruzioni abusive e aprendo le porte a nuove
edificazioni nella fascia dei 300 metri dalla battigia”.

“Le spiagge italiane verranno invase da una colata di cemento che
non ha precedenti – stima Angelo Bonelli, presidente dei Verdi –
circa 10 milioni di nuovi metri cubi”.

Chi esulta
Ai gestori degli stabilimenti balneari la norma andava benissimo
anche con il diritto di superficie a 90 anni. Questo avrebbe
garantito redditi sicuri a figli e nipoti, tutto al riparo da
procedure trasparenti. Comunque, per non scontentare quella che a
questo punto può essere considerata la potentissima lobby
dei bagnini del Bagno Miramare di Rimini & co., il governo
formalizzerà la modifica al testo – da 90 a 20 anni – solo
dopo le elezioni amministrative del 14 e 15 maggio. La maggioranza
è impegnata nelle ultime ore della campagna elettorale.

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