Costa Concordia. 2 interviste LifeGate

LifeGate Radio parla con gli esperti, raccogliendo le posizioni, le indicazioni (e le preoccupazioni) del geologo Mario Tozzi e di Alessandro Giannì, direttore della campagna di Greenpeace.

Dopo il naufragio al largo dell’isola del Giglio della nave da
crociera, LifeGate Radio propone in Internazionale le posizioni di
di Mario Tozzi, geologo, già presidente del Parco nazionale
dell’Arcipelago Toscano, e del direttore campagne di Greenpeace
Alessandro Giannì.

 


Ascolta LifeGate Radio Internazionale on-air il 16 gennaio
2012


Mario
Tozzi, geologo, già presidente del Parco nazionale Arcipelago
Toscano
“Il problema è determinato dal rischio che
il carburante finisca in mare. Ne basta una piccola parte per
distruggere la vita nel sistema marino. Non parliamo poi di tutte e
2400 le tonnellate di idrocarburi: in qel caso sarebbe un disastro
ecologico senza precedenti. Si dovrebbero raggiungere i serbatoi, o
dalle valvole, o praticare un foro. Le barriere protettive di cui
è stato circondato il mare intorno allo scafo non possono
avere tanto effetto, purtroppo. No, non è normale che vi sia
un simile traffico navale. Come presidente del parco avevo chiesto
che almeno il traffico delle petroliere fosse allontanato da quelle
zone. Purtroppo abbiamo imparato che per ecosistemi così
piccoli e fragili, per creare problemi non serve una petroliera.
Bastano queste mega-navi che hanno quantità enormi di
combustibile. Cambierà qualcosa, da domani? Temo di no. I
propositi possono essere dei migliori. Ma mi sembra difficile
intervenire, su simili interessi commerciali. Si porrà
più attenzione alle rotte, questo sì”.

 

Alessandro
Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace

“Quando nell’ottobre 2011 la portacontainer Rena si è
spezzata nella barriera corallina della Nuova Zelanda, gran parte
delle centinaia di container sono finiti in mare (l’80% del carico)
alcuni dei quali contenenti sostanze pericolose. Spezzandosi ci
sono stati ulteriori sversamenti di carburante. 300 – 400
tonnellate di carburante hanno ucciso circa 20.000 uccelli marini e
contaminato una settantina di chilometri di costa. Nel 2007 a
Santorini una nave da crociera s’era avvicinata alla costa ed
è affondata. Era più piccola, circa duecento metri, ed
è affondata su un fondale ben più profondo. Il problema
è che oltre al carburante dentro queste navi c’è un
assortimento di altre sostanze pericolose, vernici, lubrificanti. E
pochi hanno detto che il 17 dicembre, pochi chilometri a Nord del
Giglio, una nave da carico ha perso 40 tonnellate di sostanze
tossiche. Quell’area è un santuario dei cetacei e non è
una novità il problema della navigazione, lì.

La Costa Concordia ora è adagiata ma non è stabile.
Potrebbe scivolare. Si è nella fase di ispezione della nave
per capire da dove arrivare per entrare nei serbatoi: o entrando
nella nave, o forando lo scafo. Il problema è che il
carburante delle navi è in realtà una schifezza, il
residuo di tutte le attività di raffinazione; ed è
semisolida, come il catrame. Non si può pompare via così
com’è, dovrebbe essere preriscaldato per diventare fluido.
Un’operazione compessa. In condizioni ottimali, si stima che si
potrebbe fare in due settimane. In caso di maltempo
però…

Il parco nazionale dell’arcipelago toscano non protegge
neanche un metro quadrato di quel mare. L’unica forma di protezione
del mare è quella che dovrebbe essere relativa al santuario
dei cetacei, purtroppo non è stato deciso ancora nulla di
efficace”.

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