Creativi si diventa

Intervista a Betty Danon: trent’anni dedicati all’arte, di cui dieci a risvegliare la creatività sopita negli altri, con atelier in cui si combinavano china bagnata e zen, filastrocche e conversazioni su Duchamp, giochi di parole e, immancabile, una tazza di tè profumato.

“La miglior materia prima per l’arte è la vita stessa”,
soleva dire alle persone che si rivolgevano a lei per mettersi alla
prova nello sviluppo del talento creativo, presente sì in
tutti, ma non abbastanza coltivato da esprimersi sempre con
pienezza.. “Arte come vita e vita come arte” è stato il
motto degli atelier di creatività tenuti da Betty Danon,
artista che ha culminato i trent’anni di lavoro nel campo dell’arte
rivolgendo il suo interesse allo stimolo e al risveglio della
creatività per operatori del settore o semplicemente per
aspiranti creativi anche se – anzi, meglio – digiuni di qualsiasi
attività artistica.

La sua ricerca sul segno e sul suono, negli anni ’70, l’aveva
condotta alla Poesia Visuale, dieci anni dopo a due mostre speciali
della Biennali di Venezia e attualmente a una presenza in alcuni
degli archivi e musei d’arte più importanti nel mondo, ma
gli ultimi dieci anni del suo lavoro, fino al 2002, sono stati
dedicati anche al lavoro artistico… con materiale umano.
L’intervista, raccolta all’inizio degli anni ’90 e riproposta a un
anno di distanza dalla scomparsa dell’artista, è oggi
attuale più che mai.

Lei dice sempre ai suoi allievi che il compito dell’artista
è di insegnare agli altri quello che ha imparato dalla sua
attività. E’ anche questo un modo di fare arte?

“Sì, è un lavorare con materiale umano invece di
usare materiale convenzionale. Stimolo gli altri a creare,
permettendo loro di sperimentare diverse forme di espressione e
guidandoli a scoprire in se stessi la fonte ispiratrice a cui
attingere. Come l’artista cerca di trarre dalla carta, dai colori,
dai suoni, dalle parole, combinazioni sempre nuove, così
può anche cercare di trarre alle persone quanto di meglio
esse hanno in sé. Ognuno racchiude aspetti diversi e
capacità spesso nascoste, ignorate o dimenticate, che una
volta risvegliate e attivate, vivificano addirittura l’intera
esistenza. L’artista, essendo più attento e presente ai
molteplici aspetti del suo mondo interiore, è una persona
molto ricca dentro e ha sempre molto da dare agli altri. Tenersi
tutto per sé sarebbe una sofferenza! Se l’arte è
comunicazione – e lo è – anche questo interscambio diventa
arte”.

Che cos’è per lei la creatività?
“La parola “creare” ha a che vedere col “fare”. È far
nascere dal a qualcosa che prima non c’era. È inventare,
tradurre in azione, in materiale visibile, udibile, tangibile
qualcosa che prima era solo una forma mentale, un’idea. Creare
quindi vuol dire dare una forma oggettiva, comunicabile a
ciò che all’inizio si presenta interiormente come soggettivo
ed intraducibile.
La creatività non è una singola facoltà
dell’uomo, ma il sapiente coordinamento di una vostra gamma di
facoltà che gli permetta di collegare il proprio mondo
interiore con quello esteriore, la veglia col sogno, l’oggetto col
simbolo, il conscio con l’inconscio, il logico con l’analogico.
La creatività non è necessariamente legata alla
produzione di opere d’arte; anche la vita quotidiana ci offre
infinite occasioni di “fare delle cose che prima non c’erano”. Si
può essere creativi nel vestire, nell’arredare la casa, nel
cucinare, nel dirigere un’azienda, nel fare regali,
nell’organizzare un viaggio, una festa… anche nell’ideare un
crimine perfetto. È la capacità di produrre idee, di
trovare soluzioni con logiche nuove e di mettere in rapporto
contenuti mentali molto diversi e lontani tra loro”.

La creatività può essere un rimedio contro
l’alienazione della vita moderna?

“Essere creativi vuol dire essere attivi, essere presenti,
esprimere la propria unicità, il proprio punto di vista, la
propria libertà. La creatività offre una chance per
affrontare meno passivamente il bombardamento quotidiano al quale
siamo esposti da parte dei mass-media, che non solo ci propongono
continuamente modelli consumistici, ma s’insinuano anche nel nostro
modo di pensare. Creare ci permette di sintonizzarci sugli aspetti
più profondi e autentici di noi stessi, è un modo di
ritrovarsi, di essersi amici, di realizzarsi, di trovare dentro di
sé le risposte… e la gioia!”.

Siamo tutti creativi?
“Sì, ma la
maggior parte di noi non sogna neppure di esserlo! La
creatività è una facoltà che va coltivata e
sviluppata fin da bambini, oppure va risvegliata quando
insicurezza, autocensura e pigrizia non le permettono di
manifestarsi. Ognuno di noi è una miniera che racchiude in
sé delle risorse infinite e possiamo imparare ad attingere a
queste risorse”.

Come si può sviluppare la creatività?
“La creatività la si sviluppa usandola tutti i giorni;
è come un organo che non può essere attivato
magicamente, schiacciando un bottone, ma deve essere sviluppato
gradualmente, così come un ballerino si allena tutti i
giorni prima di raggiungere l’agilità desiderata.
La si potrebbe sviluppare, prima di tutto, abituandosi a pensare
con la propria testa a non prendere per oro colato tutto quanto ci
viene imposto dalle mode, dalla televisione, o semplicemente dagli
altri, abituandosi a guardare la realtà con occhi sempre
nuovi e sviluppando, parallelamente, il senso dell’umorismo, il
modo di vivere la propria vita con una componente di gioco, che
aiuta a vivere meglio”.

Cosa può fare, in pratica, chi intende risvegliare e
sviluppare questa potenzialità?

“Suggerirei di entrare nel mondo dei bambini, di organizzare dei
giochi con i figli o con gli amici inventandone le regole, oppure
cambiando quelle esistenti, di inventare domande assurde e
soprattutto trovare delle risposte ancora più assurde. Di
fare giochi di parole, di inventare parole nuove, alfabeti
inesistenti. Di leggere la fine di un libro e di immaginarne
l’inizio. Di inventare ricette di cucina impensate e di chiamarle
con dei nomi ancora più impensati. Di imparare tecniche
facili e di effetto immediato come la china bagnata, il frottage,
il collage e di fare dei piccoli lavoretti da regalare o da
appendere alla parete per poter dire “Questo l’ho fatto io”. Di
illustrare “Le Bateau Ivre” di Rimbaud. Di strappare, piegare,
stropicciare, maltrattare, e poi bagnare, colorare, incollare,
scollare e reincollare la carta. Di usare rossetti, ombretti e fard
per colorare i propri capolavori. Di rivestire Monna Lisa, oppure
di svestirla ma soprattutto di non metterle i baffi (questo l’ha
già fatto Duchamp). Di riempire uno scatolone con i
materiali di scarto più svariati, dal quale poter attingere
frequentemente. Di tenere un diario come si faceva alle scuole
elementari, incollando giorno per giorno qualcosa che ricordi la
giornata. Suggerirei di fare spesso visita alle cartolerie, di
inventare le proprie cartoline o di intervenire su quelle
esistenti, di personalizzare la propria carta da lettere di
colorare le buste prima di spedirle. Di cercare di fare Mail Art
(Arte Postale). Suggerirei di creare un piccolo angolo nella
propria casa dove poter sbizzarrirsi. E infine, di diventare amici
del caso, di osservare ogni tanto le nuvole, e soprattutto di
osare!”.

Elian Shai

Immagine: “Performance over Coni Zugna 37”, Betty Danon 1987
(particolare).

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