Natura, Cultura e culto

La coltura delle piante ha sempre avuto la connotazione di ripetizione microcosmica della Creazione e simbolo della civiltà in armonia con la natura

Fin dai tempi più remoti, l’uomo ha subito il fascino della
natura, attratto dalla sua proprietà di rigenerarsi
costantemente, trasformando la morte in vita. Considerando che,
agli inizi dell’era storica, il mondo era ricoperto, per la
maggiore parte della sua superficie, di boschi e foreste, si
può immaginare quale potente impatto ebbe la vegetazione
sull’uomo primitivo, che si sentiva difeso all’interno dell’intrigo
vegetale e totalmente dipendente da esso per quanto riguardava la
conduzione della vita.

In fondo, le piante – che sono in grado di produrre autonomamente
il nutrimento di cui hanno bisogno – bastavano a se stesse,
vivevano per se stesse, senza chiedere a a nessuno. Così, la
natura, che regola le leggi del divenire e del dissolvimento della
materia, intercettò le prime forme di spiritualità
umana, e l’albero divenne l’emblema della potenza, venerato come
autorità regale, nonchè personificazione dei poteri
soprannaturali.

La natura, considerata divina immagine del principio della
trasformazione e della rinascita, raccolse e protesse ogni
civiltà antica che, nel suo mistero, vi ha cercato profezia,
salute e nutrimento.

Ben presto, nacque l’esigenza di entrare in contatto con quelle
forze naturali. Le foreste ed i boschi diventarono templi sacri,
dove le popolazioni celebrarono i loro riti d’iniziazione
più importanti e dove entravano in contatto con l’ignoto e
l’oscurità.

Il momento storico in cui l’esigenza di dominare il mondo vegetale
per poterne governare le influenze si tradusse nell’immagine di un
orto-giardino, fu quando l’uomo passò dalla sua condizione
nomade a quella stanziale.

Stabilendosi in gruppi tribali fissi, che avevano bisogno di
mantenere un contatto con le forze ignote della vegetazione, l’uomo
sentì il bisogno di portare all’interno del villaggio un po’
della magia delle piante. Ciò fu un modo per propiziarsi
salute e ricchezza, cercando di ricostruire la foresta ed i suoi
significati simbolici in uno spazio delimitato ed ordinato.
Infatti, etimologicamente le parole cultura, coltura e culto
derivano dalla stessa radice, attraverso l’intermediazione del
termine latino colere, ovvero curare.

La connessione tra i termini cultura, coltura e culto ispira la
sensazione che la creazione degli spazi dedicati alle piante fu
fortemente permeata da esigenze religiose, acquisendo la valenza di
luoghi depositari della conoscenza relativa al rapporto
uomo-natura-divino.

Ernesto Fazioli

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