Cuore di mamma… degli insetti

Come si comportano gli insetti con la prole? Sono genitori affettuosi e premurosi o sono crudeli e malvagi? Scopriamolo insieme.

La maggior parte degli insetti oltre a non nutrire ammirazione
estetica per i propri figli, non li considera proprio. Pensate che
una femmina di termite, nel corso della sua vita (che può
durare anche 90 anni), sforna la bellezza di 500 milioni di figli,
circa la stessa popolazione di tutta l’Europa. Se potessimo mettere
in fila tutta la progenie di una femmina di afide, costruendo un’
ipotetica verticale, pensate che a fine stagione la piccola di
casa, l’ultima nata, arriverebbe sulla luna. Immaginate le liti per
la predilezione manifestata dalla madre per gli uni e non per gli
altri e la difficoltà di esprimere tanto sentimento a tutta
la prole! Ci vorrebbe un cuore troppo grande.

Anzi, a ben pensarci, è una grande fortuna che i figli
non vengano considerati. Per gli insetti predatori infatti è
norma fare colazione con i propri figli. E con questo non intendo
dire in compagnia dei propri figli, ma, proprio alla maniera del
del conte Ugolino, nutrendosi dei propri figli! Prendiamo come
esempio una femmina di coccinella che, passeggiando su una foglia,
decide di deporre le sue uova (circa una trentina deposte in un
gruppo chiamato ovatura) e poi continua la sua camminata. Si sa che
la fame vien passeggiando tanto che, se per caso passa nel luogo
dove ha deposto le uova, non si fa nessuno scrupolo e “poscia
più che l’amor poté il digiuno”. E di questi esempi
ne potremmo citare a centinaia.

Ma qualche insetto vuole bene ai propri figli, per esempio le
forficule – le comuni forbicine – che depongono le uova in gallerie
scavate in precedenza. E dovreste vedere con quanta cura
accudiscono alle loro amate uova: le puliscono, le spostano, le
tengono al caldo. Anche gli sfecidi, quelle vespe con le zampe
lunghe lunghe, che spesso entrano nelle case, vogliono bene ai loro
figli. Pensate che queste tenere mamme, preparano un nido di fango
– chiamato pedotrofico. Nursery, per intenderci – per i nascituri.
Uno volta pronto, le future mamme vanno a caccia di ragni, li
catturano, li portano all’interno del nido e poi iniettano loro un
terribile veleno capace non di ucciderli, ma di paralizzarli. Dopo
questi amabili preliminari, mamma sfecide depone un uovo
all’interno del nido, poi lo mura con del fango. Ebbene, dall’uovo
sguscerà una piccola larva che si nutrirà della carne
fresca (e viva) lasciata dalla previdente mammina. Questa larvetta
inizierà educatamente a sbocconcellare il ragno dalle
estremità per poi continuare verso i centri vitali e solo
quando il ragno sarà ridotto a un sorta di moncherino, la
larvetta darà il colpo di grazie al malcapitato aracnide.
Non è un amore la piccolina! Forse non lo sai, ma pure
questo, per noi entomologi, è amore.

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