Curarsi con quel che mangiamo

Molti degli alimenti che noi consumiamo e a cui dedichiamo soprattutto la nostra passione gastronomica, contengono invece dei veri e propri principi attivi medicamentosi, di cui spesso nemmeno sospettiamo l’esistenza.

E’ risaputo: la salute si costruisce a tavola. “Abitudine”
inevitabile, quella di mangiare, che c’impegna almeno tre volte
giorno. Molti degli alimenti che noi consumiamo e a cui dedichiamo
soprattutto la nostra passione gastronomica, contengono invece dei
veri e propri principi attivi medicamentosi, di cui spesso nemmeno
sospettiamo l’esistenza.

A chi avesse bisogno di conferme sulla veridicità di
quest’ultima affermazione, basterà consigliare di leggere le
pagine dei giornali, dove non passa settimana senza che si citino
le scoperte di qualche istituto di ricerca sulle mille
virtù, anche anticancro, di certi ingredienti. Le
novità e le precisazioni che arrivano dagli studi condotti
dalla scienza dell’alimentazione ci permettono dunque di conoscere
in modo molto dettagliato principi attivi, azioni terapeutiche,
applicazioni sui soggetti con leggeri disturbi o malattie
manifeste, in modo che ognuno di noi si possa avvicinare con
più consapevolezza al cibo non solo per nutrirsi, ma anche
per curarsi.

Grazie ai viaggi e al commercio internazionale, che caratterizzano
la nostra epoca, possiamo avvantaggiarci in Occidente anche di
alimenti, che la tradizione di altre culture ci segnala come
preziosi. Un esempio sono le alghe dei giapponesi, o la frutta
esotica come il mango o la papaia. Alcuni “puristi” ci mettono in
guardia, tuttavia, dal mescolare troppo le carte: per ogni
ecosistema e i suoi abitanti sono i prodotti locali quelli
più adatti alla salute dell’individuo, questo perché
la natura ha organizzato una sorta di sapiente sintonia tra le
caratteristiche ambientali e le esigenze degli uomini del
luogo.

La stessa sintonia che possiamo osservare anche tra la produzione
di frutta e verdura e le esigenze stagionali dell’organismo. Per
aiutarci nel cambio di stagione la primavera ci offre il carciofo,
potente disintossicante, mentre ci offre melone e anguria per
combattere la disidratazione estiva. Castagne, cavolo, noci e
affini sono invece tutti alimenti calorici o protettivi contro la
rigidità del clima invernale.

Dopo la grande abbuffata di carne che ha caratterizzato il secondo
dopoguerra, quasi fosse una rivalsa contro le privazioni alimentari
della prima metà del ‘900, l’inizio del XXI secolo segnala
invece una forte rivalutazione degli alimenti vegetali, anche da
parte delle società più ricche come quella americana.
Proteina è sinonimo di carne o pesce, ma al consumatore si
ricorda sempre più spesso che un’assunzione eccessiva
provoca non pochi scompensi nutrizionali, oltre che economici. In
condizioni “normali”, infatti, per allevare un bue che dia 50 Kg di
carne ci vorrebbero tre anni. È ovvio che una produzione
intensiva nell’epoca dei fast food induca a prendere scorciatoie,
soprattutto nei Paesi europei che non sono attrezzati di praterie,
dove il bestiame può nutrirsi allo stato brado.

Sappiamo che una dieta equilibrata include la presenza di tutti i
componenti della piramide alimentare, ma scegliere gli ingredienti
in base alle loro caratteristiche terapeutiche, quasi fossero delle
medicine, deve essere un altro traguardo da raggiungere.

Licia Borgognone

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