Da oggi i computer si indossano

In principio occupavano stanze intere. Poi

Nel 1976 due giovanissimi ingegneri americani, Steve Jobs e Steve
Wozniak, trasformarono l’ingombrante computer in personal, il noto
pc, uno scatolotto di metallo e plastica che, in pochi decimetri di
circuiti, avrebbe rivoluzionato il nostro modo di vivere e
lavorare.
Oggi, dopo 25 anni, i calcolatori elettronici continuano a
evolversi e una nuova moda si sta diffondendo: quella dei wearable
computer, i cosiddetti ‘computer indossabili’, piccoli e
sofisticatissimi congegni da passeggio capaci di visualizzare dati
e immagini a chi è in movimento.

Dai laboratori delle prestigiose università scientifiche
alle vetrine dei negozi il salto è stato breve e, già
da alcuni mesi, le proposte delle aziende non mancano. Come Hitachi
che, in collaborazione con Xybernaut, società da tempo
impegnata nella realizzazione di hardware, software e servizi per
il wearable computing, ha lanciato Poma, un dispositivo
elettronico, in vendita al prezzo di 1.499 dollari, costituito da
un piccolo schermo che si indossa alla stregua di un paio di
occhiali, in grado di mostrare all’utente, mentre cammina o sta
seduto, una visuale da 13 pollici posta a circa 60 cm di distanza
dall’occhio. L’apparecchio, che opera in ambiente Windows, offre
anche un piccolo mouse ottico e un leggero palmare dal peso di
circa mezzo chilo che include un processore di 128 Mhz, una memoria
da 32 Mbytes, una porta Usb e una porta per schede di memoria.

Le tecnologie indossabili, però, non servono soltanto per
divertirsi. I tecnici dell’industria aerospaziale, ad esempio,
quando riparano i motori degli aerei o delle navicelle spaziali,
sono costretti a muoversi in spazi coperti da circuiti, cavi e
chip, delle vere e proprie giungle digitali.
Grazie a questi nuovi strumenti, invece, come il Nomad Personal
Display System di Microvision, gli ingegneri potranno contare su di
un’ampia varietà di informazioni visualizzate su un piccolo
schermo che potrà sovrapporre le immagini visualizzate a
quelle reali. In questo modo, per esempio, un pilota potrà,
pur tenendo d’occhio la rotta, leggere tutte le informazioni
necessarie al volo senza avere le mani impegnate e senza dover
distogliere lo sguardo.

Nel campo della moda, poi, anche gli stilisti sono alla ricerca di
indumenti tecnologici che possano fondere comodità e
innovazione. La Pioneer, ad esempio, sta stringendo accordi con
società tessili di tutto il mondo, per commercializzare,
entro il 2003, una linea d’abbigliamento super hi-tech
dotata di monitor realizzati in plastica flessibile. L’ultima delle
creazioni della grande casa impegnata nell’elettronica di consumo
prevede, ad esempio, l’utilizzo di giacche e giacconi dotati di
manica-display. Ma non è tutto. Altri marchi, come Levi’s,
stanno miniaturizzando circuiti integrati a fibre ottiche, per
permettere di gestire su comuni camicie o pantaloni le tecnologie
migliori sul mercato per le comunicazioni e l’elaborazione
dati.

Luca Bernardelli

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