Arte di recupero

L’esperienza artistica di Enrica Borghi, che riutilizza provocatoriamente materiale di recupero per creare installazioni con un preciso messaggio..ecologico

Artista di fama internazionale, Enrica Borghi è nata nel
1966 a Premosello, in provincia di Novara. Inizia l’attività
espositiva nel 1992 utilizzando come mezzo espressivo la fotografia
o creando installazioni con materiale di recupero.

Sono soprattutto installazioni che rovesciano lo stereotipo di
bellezza femminile avvicinandosi al gusto “trash”: calchi in gesso
della venere di Milo ricoperti di unghie finte insieme a bigodini e
abiti da sera realizzati con carte di caramelle tra i primi lavori
di Enrica Borghi. Sono quelli che segnano il suo esordio
nell’ambiente artistico.

Nel 1999 realizza con cinquemila bottiglie di plastica trasparente
un abito da sera alto quattro metri con uno strascico lungo otto.
Il lavoro, esposto in una sala del Museo di Arte Contemporanea del
Castello di Rivoli con il titolo “Regina delle spazzature”,
è stato espressamente dedicato alla fantasia e al gioco dei
bambini.

Il Natale scorso Enrica Borghi partecipa a “Luci d’artista”nelle
vie della città, un’iniziativa che il comune di Torino
promuove ogni anno per portare l’arte contemporanea al di fuori
dagli spazi dei musei e delle gallerie. Viste da lontano sembrano
gigantesche palle di neve, ma in realtà sono bottiglie di
plastica tagliate a metà. Il collo fissato ad una sfera di
polistirolo, mentre il corpo è sfrangiato con le forbici e
arricciato con il calore. Così commenta Enrica Borghi la sua
opera: “Vorrei dare alle bottiglie di plastica l’eleganza del vetro
di Murano. Come nelle fiabe le cose si trasformano e diventano dei
sogni, nel mio lavoro 11.200 bottiglie di plastica si trasformano
in palle di neve. Grandi sfere che ricordano la corolla di un
fiore, leggere come fiocchi di neve, avvolgenti come un corpo
materno.”

Un’artista sempre alla ricerca di nuovi stimoli, occasioni per
mettersi alla prova come in quest’ultimo progetto realizzato con
alcuni allievi della classe IV del corso serale del Liceo Artistico
Statale “F.Casorati” di Novara che presentano opere da loro
realizzate all’interno del campanile dell’Alfieri, dal titolo
“Ombre e luci del Campanile”.
In quest’occasione abbiamo incontrato Enrica Borghi nei panni di
insegnante del liceo artistico che, insieme a Laura Melis, allieva
del corso e realizzatrice della maggior parte delle opere, ha
allestito la mostra.

Qual’è stata l’idea “portante”?
L’idea è stata quella di costruire oggetti luminosi
utilizzando materiali poveri e di recupero: materiali poveri per
una scelta anticonsumistica; di recupero per rispettare un progetto
ecosostenibile in cui far rivivere oggetti abbandonati o
disprezzati, imparando così a vedere con occhi nuovi oggetti
prima non percepiti. I materiali sono scarti industriali del rame e
del tessuto.

Quanto c’è dell’arte di Enrica Borghi in questi
lavori?

L’utilizzo di questi materiali è parte dell’approfondimento
della mia visione artistica del riusare e del riciclare i rifiuti,
ma è stato il luogo espositivo che mi ha coinvolto
particolarmente. Lo spazio si è rivelato fondamentale per la
definizione delle opere: uno stesso soggetto, infatti, cambia
significato secondo il contesto. Il campanile non è nato
come un luogo espositivo, è uno spazio architettonico e
spirituale di alta suggestione che si sviluppa verticalmente. Tutto
questo ha comportato una serie di studi per sfruttare al meglio
questa situazione, un lavoro interessante che mi ha anche permesso
di lavorare con gli allievi del serale, adulti che svolgono
professioni diverse dall’attività artistica: un confronto
che si è rivelato molto stimolante.

Quali sono i materiali che prediligi?
La plastica e il vetro sono materiali che non mi abbandonano. Mi
piacerebbe comunque trattarne di nuovi anche se non è facile
trovarne. Il materiale da utilizzare per le mie opere proviene
direttamente dalle aziende. Si tratta di vasetti di plastica e
contenitori di tutti i tipi, materiali che quotidianamente vengono
scartati e che io riutilizzo inventandomi gli oggetti, le mie opere
d’arte.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
Sto cercando di portare avanti un progetto legato all’abbigliamento
sportivo per le Olimpiadi del 2006. Snowboard, mantelle e
attrezzature sportive create dai contenitori di un formaggio
tedesco molto popolare in Germania.
In programma c’è l’intervento al prossimo Futurshow con
l’idea di recuperare l’originale idea di glamour legata
all’abbigliamento.

Sonia Tarantola

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