Dall’infinito al S

Entrando in sintonia con l’ambiente naturale possiamo scoprire la nostra stessa natura, esplorare il nostro mondo interiore e ritrovare all’interno quegli stessi spazi infiniti che tanto ci affascinano nel paesaggio esterno.

Difficile rimanere insensibili al fascino di un tramonto, di una
cascata, di una cima coperta di neve, di un prato in fiore o di un
temporale, spettacoli che risvegliano gli aspetti più
profondi del nostro essere, quelli più spontanei e vitali,
legati a quella parte di noi stessi che non è ancora stata
domata, né “civilizzata”.

Se la città è frutto e espressione della parte
più razionale e culturale dell’essere umano, la natura ne
rappresenta la componente opposta e complementare, quella
più antica, animale, intuitiva.

Nel contatto con l’ambiente vengono riattivate le energie vitali,
finalmente libere di fluire, senza gli impedimenti causati da tutte
quelle sovrastrutture artificiali ormai parte integrante
dell’ambiente urbano. Camminando a piedi nudi sull’erba,
appoggiandosi al tronco di un albero, toccando le roccie con le
mani, o semplicemente respirando a pieni polmoni aria pulita, ci si
ricarica fisicamente.

Ma l’effetto rivitalizzante non si limita al benessere fisico,
l’incontro con gli elementi primari, con i vasti spazi, con un
mondo di varietà e complessità infinita, risveglia
nell’animo umano una vasta gamma di percezioni, emozioni,
sentimenti e immagini che permettono di entrare così in
contatto con la totalità del proprio essere, risvegliando
contemporaneamente la consapevolezza di fare parte di un insieme
più vasto e attivando una diversa modalità di
percezione della realtà, quella intuitiva.

E’ proprio nella natura che più facilmente si risveglia la
componente spirituale dell’uomo, quasi per risonanza, in risposta
al manifestarsi libero e creativo dell’energia vitale, e al
rivelarsi di un principio unico e assoluto nelle infinite forme
della vita.

Due polarità strettamente collegate, dunque, ed entrambe
molto sacrificate nell’ambito della vita che comunemente conduciamo
nella civiltà contemporanea, così lontano dal mitico
“cammino delle nuvole azzurre” di cui parla il taoismo: una vita
semplice, a contatto con la natura e con la consapevolezza della
realtà spirituale.

Marcella
Danon

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