Dalla Nasa la ricetta per salvare le opere d’arte

Come salvare un quadro danneggiato dal tempo, dal fuoco o dal gesto di un vandalo? La risposta arriva dalle ricerche spaziali.

L’agenzia spaziale americana ha scoperto, nel corso di una ricerca
finalizzata a studiare i comportamento degli atomi di ossigeno su
diversi materiali, una tecnica che consente di salvare opere d’arte
troppo delicate per essere trattati con i solventi organici
abitualmente utilizzati.

La tecnica è stata già utilizzata con successo
all’Andy Warhol Museum di Pittsburgh per restaurare “Bathtub”, un
dipinto del celebre pittore americano che un visitatore in vena di
scherzi di cattivo gusto aveva macchiato con del rossetto, e in una
Chiesa di Cleveland per ripulire due dipinti ottocenteschi
pesantemente ricoperti di fuliggine.

In realtà, l’intenzione della NASA era quella di studiare
gli effetti dell’ossigeno in forma atomica sulla superficie dei
satelliti in orbita intorno alla terra, per dotarli di una
protezione adeguata ed evitare che i singoli atomi di ossigeno,
legandosi con le sostanze di cui è composta la superficie
del satellite, li deteriorassero rapidamente.

Ma per riuscirci senza muoversi dalla superficie terrestre è
stato necessario costruire un apposito macchinario: i singoli atomi
di ossigeno infatti si trovano solo ai margini più estremi
dell’atmosfera, mentre sulla terra è presente l’O2, ossia
l’ossigeno che respiriamo, composto da due atomi legati tra loro, e
l’O3 o ozono.

Ed è proprio questo apparecchio – una camera a bassa
pressione entro la quale viene organizzato il “bombardamento” di
ossigeno – che si è rivelato utile per pulire quadri, anche
di grandi dimensioni, dato che può contenere tele larghe
fino a due metri per un metro e mezzo.

Dopo i primi test, effettuati sulle tele usate dai pompieri per le
esercitazioni di spegnimento incendi, la macchina è stata
utilizzata sulle opere d’arte. Gli atomi di ossigeno hanno rimosso
facilmente la fuliggine, composta principalmente da idrocarburi,
mentre per rimuovere il rossetto sono state necessarie cinque ore
di lavoro.

Alla fine entrambe i dipinti sono stati riconsegnati in perfette
condizioni, senza bagnare o strofinare la tela in alcun modo, anzi
senza neanche sfiorarla.

Forti dei primi successi, gli ingegneri della NASA stanno studiando
la possibilità di utilizzare la nuova tecnica su uno dei
celebri dipinti di “Ninfee” di Monet, danneggiato dal fuoco nel
1958 mentre si trovava a New York, e sulle pitture murali di una
tomba egizia.

Abigaille Barneschi

Articoli correlati