Dei dinosauri nessuna paura, ma dell’uomo sì

Hanno la forza e la saggezza di chi viene da lontano. Una volta nuotavano con i dinosauri. Hanno visto quattro periodi geologici, sono sopravvissute a estinzioni di massa e sono ancora qui, a nuotare placide e aggraziate nei nostri mari. Ma per quanto?

Parliamo delle tartarughe marine, il rettile più amato dei
nostri mari. Purtroppo è anche il più vulnerabile. Questi
simpatici animali sono sfruttati per le uova, la carne e la
corazza. Le altre minacce sono inquinamento, perdita dei siti di
nidificazione, turismo e pesca accidentale, che in Italia colpisce
più di 20.000 esemplari l’anno. Insomma la colpa è
dell’Homo sapiens sapiens.

Per sensibilizzare la gente
riguardo la salvaguardia di questi vertebrati marini il
WWF ha istituito la “Turtle
Week
“. Una settimana, dal 14 al 19 giugno, ricca di
iniziative ed eventi dedicati alle tartarughe. Il programma
coinvolgerà tutte le coste italiane con l’obbiettivo di far
conoscere al grande pubblico il valore di questi splendidi animali,
e spiegherà ai pescatori e agli altri operatori del mare come
ridurre gli impatti delle proprie
attività.

L’evento culmine
dell’iniziativa, il “Turtle Day“, si tiene
domenica 19 in otto regioni italiane. Mostre fotografiche,
banchetti informativi, conferenze, mostre didattiche e documentari
volti a sensibilizzare gli italiani sul precario stato di salute di
questo rettile. Tramite il sito del WWF è possibile
“adottare”, con una donazione, una tartaruga
marina.

Se immaginate le tartarughe
come creature lente e apatiche dovrete ricredervi. Le tartarughe
marine possono nuotare a velocità superiori ai 35 chilometri
orari. Nei mari e negli oceani della Terra vivono otto specie. La
più familiare è sicuramente la tartaruga comune
(Caretta caretta), la più comune del Mar
Mediterraneo.

Presto non sarà più
così comune: è al limite dell’estinzione nelle acque
territoriali italiane. La più grande è la tartaruga liuto
(Dermochelys coriacea): supera i due metri di
lunghezza, pesa oltre 600 chilogrammi ed è in grado di coprire
cento metri in dieci secondi.

Le tartarughe sono sensibilissime all’inquinamento del mare. Alcune
si cibano prevalentemente di meduse e le buste di plastica
galleggianti possono essere confuse con il loro cibo preferito,
causandone la morte.

Corriamo ai ripari prima che
i mari si svuotino di un prezioso tesoro. La donazione al WWF
può essere un passo avanti, ma bastano piccoli gesti. Evitiamo
di inquinare il mare, impariamo a gestire le catture accidentali e
rispettiamo i siti di nidificazione. Come ricorda il responsabile
del Progetto Tartarughe del WWF Italia, Paolo Casale, “Dalla
deposizione delle uova alla vita in mare, la sopravvivenza di ogni
singola tartaruga è una sfida che necessita dell’aiuto di
tutti i frequentatori del mare, siano essi pescatori, istituzioni o
turisti”.

Articoli correlati