Dell’indifferenza e di altri demoni

Nuovi Mondi Media, San Lazzaro di Savena (Bo) 2006

Ciò che subito appare dalle prime pagine è il
merito dell’autrice di farci entrare sì in uno scenario
scientifico e rigoroso, ma di aprire la discussione ai non addetti
ai lavori.

Lo scarso interesse mostrato dalle persone comuni, dai non
studiosi, rispetto alle tematiche ambientali è spesso dovuto
al fatto che gli scienziati e gli esperti tendono a creare una
comunità e soprattutto un linguaggio e un codice che li
rende isolati, che rende le loro discussioni autoreferenziali. E
allora tabelle, dati, numeri perlopiù incomprensibili ai
“comuni mortali”.

Elizabeth Kolbert taglia finalmente questo vizio di
autoreferenzialità e cerca di rompere l’indifferenza. Sotto
forma di reportage l’autrice-giornalista presenta le sue spedizioni
con alcuni studiosi in luoghi emblematici del problema del
riscaldamento globale. Vi sono dati scientifici, tabelle
esemplificative, indagini e numeri.

Sebbene rigoroso dal punto di vista scientifico, il libro si
presenta come un racconto avvincente e appassionante. Attraverso
questa arguta strategia narrativa, accompagnando l’autrice nel suo
viaggio attuale, reale ma anche storico e politico, matura la
consapevolezza del problema della rottura degli equilibri
climatici: il cerchio dell’informazione si allarga.

Ciò che intende fare la Kolbert con quest’opera è
lanciare un appello di responsabilità: individuale, ma anche
sociale e soprattutto politica. E’importante come sottolinea
Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente, nella
prefazione all’edizione italiana “ingrossare le fila dei
‘consapevoli’ e dei ‘volenterosi’ (…) perché anche il
nostro Paese tolga la testa da sotto la sabbia”.

Siamo tutti coinvolti in questo problema. E’un dato di fatto.
Gli scenari sono dei meno rassicuranti. E’ necessaria una risposta
comune e globale, proprio perché come dice l’autrice in
chiusura dell’opera in una vivida, lapidaria e quanto mai
inquietante verità “immaginare che una società
tecnologicamente avanzata possa scegliere, sostanzialmente, di
autodistruggersi può sembrare impossibile, ma questo
è esattamente ciò che stiamo facendo”.


Silvia Passini

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