Delta del Po, tanto sviluppo, poco ambiente

Il Delta del Po è un parco nato per valorizzare e conservare il territorio. Si rilancia il turismo ma a Porto Tolle si riconverte una centrale a carbone

In quest’area, tra golene ed insenature, secche e lagune, si intrecciano vite, storie, tradizioni fatte da uomini che nei secoli ne hanno regolato le acque e bonificato i terreni.

L’occasione ci viene dal forum “Delta 2007, il delta del Po tra sviluppo ed ambiente”, organizzato da Confindustria Veneto il 18 ottobre scorso. Molte le personalità di spicco provenienti dall’imprenditoria, dalle istituzioni e dalla politica. I temi presentati nel pomeriggio toccano varie questioni, che tanto fanno parlare l’opinione pubblica.

Il Delta del Po è parco regionale da dieci anni ed è stato istituito per tutelare, recuperare, valorizzare e conservare i caratteri naturalistici, storici e culturali del territorio, promuovendo in esso attività economiche dell’area purché queste siano compatibili con l’ambiente circostante.

Così, si parla di rilanciare il turismo in quest’area fuori dal tempo, dal caos cittadino. Una realtà rurale scampata alla frenetica rincorsa tecnologica. L’idea è quella di puntare sugli aspetti naturalistici del territorio, rispettando così ambiente, cultura e tradizioni del luogo. Il tutto sotto la guida delle Ong ambientaliste.

la centrale di Porto Tolle. (foto di Marka/UIG via Getty Images)
la centrale di Porto Tolle, sul delta del fiume Po. (foto di Marka/UIG via Getty Images)

Il forum però, è anche il pretesto per parlare e presentare ai partecipanti la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle e la costruzione di un rigassificatore a pochi chilometri dalla costa. A parlarne Fulvio Conti, amministratore delegato dell’Enel e Scott Miller, a capo dell’Adriatic LNG.

L’ultimo è un progetto titanico, unico al mondo, e vedrà una struttura in cemento armato poggiata a 28 metri di profondità sul fondale marino e avrà dimensioni pari a due campi da calcio e con un altezza pari ad un edificio di dieci piani. L’opera è già pronta per il 75 per cento.

Vari sono stati gli interventi, tra i quali quello del presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, che dice: “In Italia c’è una cultura ambientale vecchia. Siamo l?unico paese che non fa politica ambientale. Occorre riportare al centro il tema del nucleare, e dopo cercare il consenso politico”.

Ermete Realacci, presidente onorario di Legambiente dichiara invece: “Mi aspettavo si parlasse del problema che affligge il delta, del cuneo salino. Del fatto che l’acqua marina sta risalendo il corso del fiume e che questo causerà molti danni all’agricoltura. Per quanto riguarda la centrale a carbone – continua – l’Italia purtroppo si trova molto indietro sugli accordi di Kyoto, e se non si tagliano le emissioni, ci troveremo con delle grosse penali da pagare”.

Fuori dall’autodromo intanto la gente del luogo, insieme a Greenpeace, manifesta contro il progetto dell’Enel. Riconvertire a carbone, secondo quanto dichiarano, sarebbe l’ennesimo smacco al protocollo firmato sul taglio delle emissioni di CO2.

 

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