Design strategico per la sostenibilità

Intervista a Carlo Vezzoli che svolge attività didattica e di ricerca al Politecnico di Milano nell’ambito dei metodi, delle strategie e degli strumenti per lo sviluppo di prodotti, servizi e sistemi ambientalmente e socio-eticamente sostenibili.

Design di un prodotto e design strategico per la sostenibilità, qual’è la differenza?
Il design strategico si differenzia dal più classico design di prodotto, perché allarga la sua azione al sistema di prodotti e servizi che nel loro insieme danno soddisfazione a una determinata domanda di benessere. E’ come passare dalla progettazione di una macchina alla progettazione della mobilità, in un determinato contesto. Perché progettare a livello di sistema ci permette di avere innovazioni più radicali e, potenzialmente, maggiori vantaggi anche sotto il profilo ambientale. In particolare, il design strategico sposta l’attenzione oltre il prodotto, alla progettazione degli attori del sistema stesso e cioè alla progettazione di nuove forme di partnership tra imprenditori, tra imprenditori e utenti e anche organizzazioni istituzionali o altri attori sociali cercando, nel caso in cui sia sostenibile, quelle configurazioni che portino a un sensibile riduzione dell’impatto ambientale.

Quando è nata questa visione di design strategico rivolta al sistema prodotto-servizio e alla sostenibilità?
Di questo argomento, in maniera più o meno approfondita, se ne parla da 10-15 anni, quindi non è una fatto così nuovo. Il problema, come sempre quando si fa ricerca, è passare da un’ipotesi – quella dell’interesse in termini di sostenibilità – a una dimensione più operativa: dell’occuparsi di che cosa vuol dire progettare questi sistemi e quali sono i metodi e gli strumenti operativi che possiamo dare a un designer per raggiungere questo scopo. Il primo master di design strategico, in cui mi occupo della dimensione della sostenibilità ambientale, nato al Politecnico di Milano 5 anni fa, aveva un duplice obiettivo: quello di dire al mondo esterno che esisteva questa figura professionale e di darle i necessari strumenti operativi.

 

Sentiamo spesso parlare di scenari sostenibili. La loro realizzazione implica lunghi tempi di incubazione?
Non necessariamente. Anzi quando pensiamo a scenari di sistemi di prodotto-servizio, pensiamo spesso di proporre operazioni di breve termine. E’ importante che le imprese comprendano questo perché, giustamente, ricercano per i loro prodotti un immediato ritorno economico.

 

La chiave nell’approccio con le imprese è saper raccontare che è possibile fare “business” e contemporaneamente salvaguardare l’ambiente. E questo è possibile e non è scontato. Le imprese sempre più accettano di occuparsi di ambiente, ma quasi sempre vedono ciò come un costo. E invece con un approccio sistemico, che guarda alle soluzioni prima che ai prodotti, è possibile avere un ritorno come riduzione dei costi operativi o come posizionamento strategico e contemporaneamente ottenere un vantaggio ambientale.

Successivamente, visto che queste imprese riducono il loro impatto sull’ambiente, possono ottenere un ulteriore vantaggio competitivo dal comunicarlo agli utenti finali. E sappiamo che gli utenti sono sempre più attenti ai problemi ambientali.

 

Il fatto che nuove soluzioni più sostenibili, siano ritenute migliori dell’offerta dei prodotti esistenti è molto importante. Per arrivare a una società sostenibile, sappiamo infatti che dovranno verificarsi grandi cambiamenti nei modelli attuali di produzione e consumo. Questo vuol dire anche che le nuove proposte devono diffondersi per poter portare i massimi benefici. In parole povere, occorre che siano in molti a cambiare. Non è sufficiente che lo si faccia lei e il sottoscritto. E in questo, un ruolo importante lo deve giocare il designer, ricercando nuove estetiche coerenti con la transizione verso la sostenibilità.

 

Comunque la proposta di scenari si proietta anche nel lungo periodo. In questa prospettiva, come Università, la produzione di scenari che rappresentino nuove modalità di uso, consumo e fruizione, possono diventare strumenti di comunicazione di mondi possibili per stimolare e orientare le imprese e la società nel suo complesso.

 

Come esempio si può indicare la mostra, allestita alla Triennale di Milano fino al 21 dicembre e curata dalla nostra Unità di ricerca, in particolare da Ezio Manzini e Francois Jégou, dal titolo “Quotidiano Sostenibile”. Insomma questi eventi rientrano in un ruolo di cui come Università ci sentiamo investiti: quello di produttori di idee di mondi sensibilmente diversi, ma possibili per la sostenibilità.

 

Qual è la nuova frontiera del design per la sostenibilità?
I fronti esplorabili sono tanti. Ciò che personalmente mi sta appassionando e coinvolgendo è la ricerca sull’innovazione di sistema e il design strategico in contesti emergenti. Mi spiego meglio. I sistemi prodotto-servizio sono stati e sono oggetto di ricerca esclusivamente per i contesti industrializzati. Dove si ricerca l’ecoefficienza: la concomitanza di vantaggio ambientale e vantaggio competitivo. Mi sembrava interessante vedere se questo concetto di business potesse essere valido anche in contesti emergenti, per favorire da una parte la riduzione di impatto ambientale e dall’altra stimolare una crescita delle economie locali e della qualità sociale.

 

E’ aprire la dimensione etica e sociale della sostenibilità, oltre a quella ambientale, agli obiettivi di un design strategico per la sostenibilità. Ma questo è un percorso sul quale abbiamo mosso solo i primi timidi, anche se convinti e coinvolgenti passi. Posso suggerire, per chi fosse interessato a questo tema, di leggere una pubblicazione che abbiamo curato per United Nation Environmental Programme.

 

Tomaso Scotti

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