Diritto ad accedere alle cure mediche mondiali

Il diritto ad accedere alle cure mediche attraverso l’adozione della “Dichiarazione sugli accordi TRIPs e la Salute Pubblica” ha aiutato i paesi più poveri.

Se da un lato l’ultima Conferenza Ministeriale del novembre 2001 ha
rappresentato una vittoria da parte dei Paesi in via di sviluppo
con il diritto ad accedere alle cure mediche attraverso l’adozione della “Dichiarazione sugli accordi TRIPs e la Salute
Pubblica”, dall’altro in questi due anni non solo non si sono avuti
miglioramenti nell’attuazione della dichiarazione, ma anzi i Paesi
più ricchi hanno cercato di ostacolarla in ogni modo.

Il successo di Doha deriva da una serie di eventi che hanno
sottolineato e portato all’attenzione dell’opinione pubblica il
problema dell’accesso ai farmaci nei Paesi meno sviluppati.

Nell’aprile 2001 trentanove case farmaceutiche mossero una causa
nei confronti di una legge del governo Sudafricano (Medicine Act)
che permetteva licenze obbligatorie in campo farmaceutico e
sanitario. La mobilitazione degli attivisti sudafricani fu tale da
coinvolgere l’opinione pubblica mondiale e costringere gli Stati
Uniti a ritirarsi da una causa in seno all’OMC contro una legge
brasiliana volta anch’essa a raggirare i diritti di brevetto
sanciti dall’accordo TRIPs (1995) per la tutela dei diritti di
proprietà intellettuale e successivamente le case
farmaceutiche si ritirarono dalla controversia contro il
Sudafrica.

Il G8 di Genova e la costituzione del Global Fund per combattere
AIDS, Tubercolosi e Malaria contribuirono a sottolineare lo
squilibrio tra il Nord e il Sud del mondo per quanto riguarda il
diritto alla salute e l’accesso ai farmaci.

L’11 settembre ebbe come conseguenza quella di mostrare chiaramente
come lo sviluppo e la ricchezza influiscano anche nel diritto alla
salute. L’incubo del Carbonchio “obbligò” gli Stati Uniti e
il Canada ad imporre alla Bayer, detentrice del brevetto del
vaccino, una licenza forzata, atto legittimo, ma condannato dagli
stessi se utilizzato da paesi come il Sudafrica e il Brasile per
combattere epidemie come l’AIDS, la Tubercolosi o la malaria.

Messi sulla difensiva i Paesi più ricchi a Doha hanno quindi
accettato la Dichiarazione.
In base ad essa gli stati membri dell’OMC si impegnano a
riconoscere la supremazia della salute pubblica e dell’accesso ai
farmaci rispetto agli accordi TRIPs che sono stati comunque
riconfermati, ma interpretati in modo da riconoscere agli Stati
membri il diritto di proteggere la salute e di promuovere l’accesso
ai farmaci (paragrafo 4 della Dichiarazione), infatti ogni paese ha
il diritto di emettere una licenza obbligatoria per produrre
localmente farmaci necessari per le emergenze nazionali anche nel
caso in cui una casa farmaceutica straniera detenga il brevetto.
Ciò significa riconoscere un’alternativa alla logica del
“brevetto” tanto cara al mondo del commercio internazionale.

Nei quattordici mesi successivi alla dichiarazione le nazioni
più ricche (Stati Uniti, Unione Europea, Canada, Svizzera e
Giappone), spinte dalle pressioni delle lobbies farmaceutiche,
hanno cercato di inibire la dichiarazione al punto che il passo
avanti di Doha si rivela oggi un arretramento. L’azione dei paesi
industrializzati si mosse soprattutto nei confronti
dell’importazione parallela, argomento molto caro alle grandi case
farmaceutiche che, timorose della concorrenza dei prodotti generici
brasiliani e indiani che avrebbero potuto ledere il mercato dei
loro prodotti, fecero forti pressioni sui propri governi al punto
che il 16 dicembre 2002 gli Stati Uniti bloccarono i negoziati
facendo saltare l’adozione del “testo Motta” contenente una
proposta di soluzione suggerita dall’UE ricca di procedure
abbastanza macchinose da rendere impossibile la produzione di
farmaci generici fino al 2005, anno in cui quasi tutti i paesi in
via di sviluppo che producono generici dovranno applicare
pienamente l’accordo TRIPs.

Recentemente gli Stati Uniti stanno cercando di stipulare una serie
di accordi regionali e bilaterali che potrebbero addirittura
indebolire o anare Doha irrigidendo le norme sul diritto di
proprietà intellettuale. La situazione più grave
è quella riguardante l’accordo sul libero commercio delle
Americhe (FTAA) in cui vi sono alcune misure quali: l’estensione
della durata del brevetto oltre i 20 anni richiesti dall’accordo
TRIPs (TRIPs-plus); il divieto di esportare farmaci sulla base di
una registrazione forzata; il diritto esclusivo sui dati relativi
agli studi clinici in grado di ritardare l’introduzione dei farmaci
generici anche in quei paesi in cui i farmaci non sono brevettati.
L’accordo FTAA, se approvato, passerà sopra i TRIPs e la
Dichiarazione di Doha facendo vincere ancora una volta la logica di
mercato rispetto a quella della salute.

Claudia Sala
Responsabile
Lila Cedius

 

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