Disastro BP, pagano anche i delfini

Il disastro della piattaforma Deepwater Horizon esplosa il 20 aprile e affondata il 22 aprile di due anni fa al largo del Golfo del Messico ha avuto un impatto ambientale molto grave. Questo lo sapevamo. Cattive notizie emergono da una nuova ricerca sulla fauna marina.

Secondo una nuova analisi commissionata dalla National Oceanic
and Atmospheric Administration (Noaa) sullo stato di
salute dei delfini che vivono nella Barataria Bay,
al largo della costa della Louisiana, vicino al luogo del
disastro petrolifero
sono aumentati i gravi
problemi di salute nella popolazione dei mammiferi marini.

 

Il rapporto, secondo quanto riporta il quotidiano inglese
The
Guardian,
ha infatti rilevato che molti dei 32 delfini
analizzati sono sottopeso, anemici e soffrono di malattie ai
polmoni e al fegato; quasi la metà del gruppo, poi, presenta
bassi livelli di un ormone che aiuta i mammiferi a regolare il
metabolismo e il sistema immunitario.

 

Un altro studio ha confermato che anche lo zooplancton – gli
organismi microscopici nella parte inferiore nella catena
alimentare dell’oceano -, i coralli e le popolazioni di insetti
nelle paludi costiere sono stati contaminati dal petrolio. Infatti,
le fotografie pubblicate sui giornali il mese scorso delle zone
umide costiere mostrano contaminazione continua, con alcune aree
ancora evidentemente prive di vegetazione.

 

Questo studio arriva dopo due anni in cui il numero di delfini
spiaggiati era decisamente aumentato. Al termine del periodo di
studio, 31 dei 32 delfini erano ancora vivi, ma la ricercatrice
Lori Schwacke ha detto che le loro prospettive di sopravvivenza
sono scarse, aggiungendo che il deficit ormonale è
“compatibile con l’esposizione ai carburanti”. La settimana scorsa
Schwacke ha sottolineato che lo studio “è stato davvero un
evento senza precedenti: c’erano pochi dati esistenti sugli effetti
specifici sui i delfini o altri cetacei esposti al petrolio per un
periodo di tempo prolungato”.

Articoli correlati