Diventiamo guerrieri della luce

E’ urgente ridefinire l’immagine e il ruolo del pacifista. Non basta manifestare per essere contro la guerra, bisogna imparare a promuovere una cultura della pace con la forza e la saggezza di un antico samurai.

Il vero pacifista non rinuncia alla lotta, non ha paura del
conflitto, crede in un possibile futuro migliore e in altri modi di
affrontare gli inevitabili problemi di convivenza e interazione che
da sempre affliggono l’umanità.

Non è più il momento di attendere che altri decidano
delle sorti del mondo, pace non vuol dire passività, non
vuol dire sempre tranquillità. Pace è anche forza
d’animo, forza interiore, come quella del samurai, che non ha
bisogno di colpire per affermarsi.

La pace non è assenza di conflitto, ma capacità di
affrontare il conflitto con diplomazia, con saggezza, con empatia,
non con le armi. La pace può essere costruita, dentro di
sé e diffusa, come modalità di vita, attorno a
sé.

Impegnarsi alla pace vuol dire assumere un atteggiamento maturo ed
equilibrato nei confronti non solo di quello che sta succedendo in
Iraq, ma anche di quello che succede nella nostra piccola vita
quotidiana. Vuol dire imparare a gestire creativamente i conflitti,
senza sfuggirli, senza reagire in modo automatico
(l’aggressività è spesso la risposta automatica), ma
compatibilmente con ogni situazione.

Cerchiamo di ascoltare le ragioni dell’altro e di comprendere il
suo punto di vista. Cerchiamo di esporre le nostre ragioni
puntualizzando il nostro sentire e non le colpe dell’altro, per
esempio dicendo “Mi sono sentito offeso” invece di “Mi hai offeso”.
Cerchiamo di sottolineare i comportamenti che ci hanno urtato
invece di criticare l’altro come persona, per esempio dicendo
“Quando lasci in disordine la scrivania faccio fatica a organizzare
il mio lavoro”, piuttosto che “Sei sempre il solito casinista”.

Basta poco per trasformare un possibile conflitto in uno scambio di
opinioni che lascerà entrambi soddisfatti e
permetterà di trovare una soluzione concreta adatta a tutti
e due. E questo è solo l’inizio, perché la pace e il
sorriso interiore che fa nascere, sono contagiosi, tanto quanto lo
sono il ghigno aggressivo e la tendenza a contrattaccare.

E’ questo sorriso che rende forti. Chi l’ha provato sa quanto
è più potente l’incontro dello scontro. Chi l’ha
provato crede nella pace ed è disposto ad affrontare ogni
difficoltà per la pace, sta all’erta come un guerriero al
servizio della sua missione, diventa un Guerriero della Luce,
capace di lottare per i valori più alti. Quelli che uniscono
e non dividono, quelli che sono al servizio della vita: forse non
danno l’illusione di essere potenti, ma fanno diventare forti.

Marcella
Danon

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