Dopo l’avvio del processo…

Dopo l’avvio del processo, l’inchiesta si era allargata non piu’ ai 147 operai morti per cancro causato dal CVM – Cloruro di vinile monomero – ma a crimini ambientali, avvelenamento di acque e di alimenti, disastro colposo, incentrandosi sugli scarichi e su scavi e bacini realizzati dal ’70 all’88 in cui smaltire rifiuti tossici avvelenanti per le falde acquifere.

Il 29 settembre, a Marghera,
Marco Paolini
torna a scavare nelle più
drammatiche vicende italiane e, dopo il disastro del Vajont e la
strage di Ustica, presta la sua voce e i suoi gesti
alla rilettura del processo al Petrolchimico di Marghera
contro i ”signori della chimica italiana”
. Per il suo
”promemoria”, come ha voluto chiamarlo in attesa che assuma la
forma di un vero e proprio spettacolo teatrale, l’attore ha scelto
il teatro Aurora di Marghera, a due passi dal ”mostro
chimico”.

E si è trovato di fronte, in una sala gremita (centinaia
gli spettatori rimasti fuori), anche molti familiari delle
centinaia di operai morti o malati di tumore per le lavorazioni del
cloruro di vinile monomero (Cvm).

Seduto su uno sgabello, con un leggio davanti, Paolini si
è tuffato nel mare di un processo che dura da tre anni e
mezzo, selezionando i punti salienti di 1500 faldoni, di un milione
e mezzo di pagine, di 24.900 pagine di verbali d’udienza.

Dal 13 marzo 1998, giorno in cui si è celebrata la prima
giornata di processo, ci sono state 150 udienze, più di 1000
faldoni, più di cento perizie, altrettanti avvocati,
duecento parti lese.

Per niente.

Ora, l’appello.


Stefano Carnazzi

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