“Dove c’è movimento c’è vita”

L’osteopatia interviene per ristabilire il corretto funzionamento e soprattutto la corretta mobilità del corpo umano. Secondo la filosofia osteopatica tutte le strutture sono fatte per muoversi.

Per lesione osteopatica si intende qualsiasi modificazione anormale che avvenga a carico della posizione o del movimento delle strutture corporee. Si tratti di un danno inteso come disequilibrio, disarmonia, disfunzione delle articolazioni, delle ossa, dei muscoli, delle fasce o dei visceri. Quando si instaura questa lesione, le strutture cominciano a funzionare in modo anomalo, senza comunque raggiungere ancora una vera e propria lesione strutturale. Successivamente, se l’evoluzione morbosa avrà la meglio sui meccanismi di autoregolazione del corpo stesso, si potranno formare delle catene lesionali in cui la lesione primaria produrrà delle lesioni secondarie, con disturbi, sia locali che a distanza, fino a giungere a una vera e propria alterazione strutturale.

Si può così esprimere un altro concetto importante della filosofia osteopatica secondo cui tutte le strutture sono fatte per muoversi. Dove c’è movimento c’è vita. Ogni restrizione di movimento di una struttura provoca un’alterazione dell’irrorazione sanguigna di tale distretto (regola dell’arteria). Dove arriva poco sangue c’è un’alterazione negli scambi metabolici ed anormali, preludio per l’insorgenza della patologia.

L’osteopatia ha il compito di ristabilire una corretta mobilità tra le varie strutture, dapprima individuando l’origine meccanica di eventuali disturbi attraverso un’anamnesi particolareggiata, eventualmente delle radiografie, un esame clinico e dei test di mobilità tra le varie articolazioni ossee, viscerali, craniche e dei tessuti molli.

Stabilito il livello di lesione, si procede alla correzione funzionale di tali strutture, utilizzando tecniche di normalizzazione articolare, che si possono dividere in quattro gruppi principali: tecniche che operano sulla struttura ossea generale, su quella muscolare, su quella viscerale e su quella cranica. Tali tecniche oltre a ristabilire il normale equilibrio tra struttura e funzione per via indiretta ristabiliscoino anche il normale flusso energetico. Alla luce di tutto questo si può capire quanto sia grande il campo di applicazione dell’osteopatia. Dovunque ci sia un’articolazione si potrebbe instaurare una lesione osteopatica.

L’osteopatia diventa così una compagna complementare della Medicina Tradizionale in quasi tutti i campi, entrando a far parte del sempre più vasto cerchio della medicina olistica. L’osteopatia infatti non si limita a prendere in considerazione i sintomi fisici del singolo individuo, ma considera la malattia come il riflesso di un suo disadattamento in rapporto a se stesso ed al suo ambiente. Tale disadattamento si può manifestare attraverso dei segni clinici statici, organici, psicologici, relazionali, rivelatori di un disequilibrio. Al di là del sintomo con cui si manifesta il disequilibrio, la cosa importante è di ben determinare la causa, che si localizza, molto spesso, a distanza nello spazio e nel tempo. Non possono quindi esistere delle medicine specialistiche, e anche se la scelta
dell’approccio terapeutico è specifica (omeopatia, medicina cinese, osteopatia, ecc…) non ci devono essere barriere tra ognuna di esse, ma soltanto delle complementarietà, per una miglior comprensione dell’individuo nella sua totalità.

Esiste quindi una sola grande Medicina, quella dell’uomo, di cui l’osteopatia fa parte.

Claudio Giaminardi
osteopata, membro del Registro degli Osteopati d’Italia

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