Due generi, due soli destini?

Film come “Le fate ignoranti” rendono attuale una delle tematiche pi

Lo sviluppo di un individuo è aperto a molte
possibilità che rischiano di essere limitate solo dai nostri
pregiudizi.Nella nostra specie “homo sapiens sapiens”, tutto
ciò che non è stato sottolineato dalla natura, in
termini di differenze somatiche tra maschio e femmina, è
stato esasperato dalla cultura.
La ripetizione storica della coincidenza di un’identità di
genere con un determinato ruolo ha creato dei veri e propri
stereotipi – maschile e femminile – a cui sono state attribuite,
arbitrariamente, qualità diverse polarizzando, ad esempio,
il mondo emotivo sul versante femminile e quello cognitivo su
quello maschile. L’estrema polarizzazione ha condotto, in molti
casi, ad un’educazione nettamente diversificata: quante volte
abbiamo sentito “i maschietti non piangono!” rivolto ad un bambino
e “stai composta!” quando si trattava di una femminuccia? Per non
parlare dei giochi, rigidamente differenziati in costruzioni e
soldatini per i maschi e bambole, “dolce forno” o affini per
educare le femminucce al loro destino.

Negli ultimi anni, tuttavia, i cambiamenti del mondo occidentale
hanno condotto all’intercambiabilità dei ruoli rendendo
possibile, volendo, l’attenuarsi di molte barriere. Nonostante
ciò, emergono ancora resistenze: se da una parte, ad
esempio, riusciamo ancora ancora ad accettare una “donna soldato”
senza mettere in discussione eventuali “tendenze particolari” in
chi ha fatto questa scelta, dall’altra abbiamo tuttora
difficoltà a pensare ad una professione femminile coniugata
al maschile- come quelle della moda o della danza – senza per
questo tirare in ballo un’identità di genere “confusa” anche
le volte in cui può essere semplicemente diversa dalla
nostra.

Evitando di tornare su vecchie posizioni legate alla “parità
dei sessi”, troppo datate e, al tempo stesso, ormai superate dal
valore attribuito alle differenze, resta il fatto che i cambiamenti
sociali non si sono ancora accompagnati ai cambiamenti degli
stereotipi culturali.
Alle maggiori possibilità di espressione, in ruoli non
necessariamente congrui con l’identità di genere
tradizionalmente intesa, non è corrisposto un parallelo
mutamento del giudizio di valore su di essi. Anche per questo,
scelte sessuali diverse da quelle riconosciute come “normali”, per
molti sono tuttora motivo di scherno o intolleranza, come se, nel
caos del terzo millennio, aggrapparsi a ruoli arcaici, fissi e
stereotipati, fosse una delle poche e ultime certezze a cui
appellarsi.

Freud un tempo disse “siamo tutti bisessuali”: in ogni donna
c’è una componente maschile e in ogni uomo una femminile…
Dove sta scritto che il “maschio” è tale solo se brandisce
una clava e che la donna può esserlo solo se incarna una
dolce Penelope, possibilmente in giarrettiera, per non far calare
il desiderio al partner?

Gabriela
Manzella

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