2028. E’ finita la benzina.

Drammi ecologici e umani in chiave comica. Un romanzo tragicomico, surreale. Molto brillante.

Si usano gli asini e i somari per spostarsi dalla città
all’aeroporto. La gente si aggira nuda in aeroporto per il rischio
attentati, solo gli operatori sono vestiti. I propri oggetti
personali si ripongono in bisacce che si portano a tracolla. A
causa della scarsità di carburante non si parte
finché l’aereo non è al completo: le attese possono
durare giorni, ma a volte persino settimane. Sulle piste
dell’aeroporto falchi, linci, poiane e animali della savana.
C’è da avere paura ad uscire.

 

Una storia ambientata nel passato? Macché, qui siamo
nel futuro, nel 2028! Ci aspetteremmo miglioramenti
nell’umanità, nei suoi atteggiamenti. Il progresso.

E invece… lo scenario è tutt’altro.

 

Il protagonista, Fulvio Normanni, si trova in aeroporto. Deve
andare negli Stati Uniti per cercare di salvare il fratello. Da
cosa? Da se stesso innanzitutto, dalle sue idee insane. Il ragazzo
infatti, dopo essere diventato un piercing vivente (sì,
sì, avete capito bene), ha deciso di vendere la sua
giovinezza ad un anziano presso la clinica “Gray Hospital”. I
passeggeri non raggiungono il numero sufficiente per poter partire.
Tra di loro: la donna ideale, il professore, la signora di buona
società che viaggia con le ceneri della madre per
disperderle nel negozio Macy “Sono due anni che aspettava di andare
ai saldi e quest’anno ci eravamo decise, ma purtroppo…”, il
papa boy, il bambino Scrotan, detto Scrooty, con la mamma.
Socializzano, si tollerano a volte, si conoscono, si sopportano
(non sempre) e il protagonista si innamora attraverso comunicazioni
fatte di strani gesti. Il tempo passa, l’aereo non parte. Ma
perché?

 

Un giorno, eccolo lì il cartello che spiega il
perché della lunga attesa: “Finita la benzina”. “Il
biglietto scritto a pennarello non diceva di più. Erano
cent’anni che si parlava di un giorno lontano in cui sarebbero
finiti i combustibili, ma erano quasi venti che i combustibili in
generale, benzina, cherosene, gasolio e quant’altro erano stati
razionati. Costavano cari e se poteva avere solo una certa
quantità. Certo, si parlava di risorse che sarebbero dovute
bastare pur con le dovute cautele almeno per altri venti, di anni,
e si vede che invece no. Erano previsioni, solo previsioni. Le
previsioni a volte sbagliano. Ed eccoci qua. Umani senza
combustibile in un giorno settembrino con nuvole”.

 

Un romanzo divertente, “sderenato e surreale”. Un panorama in
chiave comica-apocalittica di quel che potrebbe accadere se
l’umanità non avrà rispetto dell’ambiente e delle
risorse naturali, oltre che della vita e delle persone. Se
continuiamo a dare per scontate le risorse naturali ed umane.

 

Fa ridere, certo, questo libro. La situazione apocalittica
è descritta attraverso scene comiche e buffissime, davvero
spassose. Ma è soprattutto un libro scritto da una penna
brillante e ironica, capace di fare riflettere attraverso quadretti
letteralmente tragicomici, che vi consigliamo di leggere.

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