“E”, il nuovo giornale di Emergency

“E” non è un giornale come gli altri perché è il giornale ideato, realizzato e venduto in edicola (e per abbonamento) col marchio di Emergency e di Peace Reporter.

“E” non è un giornale come gli altri perché
è il giornale ideato, realizzato e venduto in edicola (e per
abbonamento) col marchio di Emergency e di Peace Reporter. È
quindi una new entry originale e forte: attirerà
curiosità, consensi, critiche, simpatie e antipatie, se non
peggio.

Come sapete, perché è stato ripetuto più
volte, a definire la linea editoriale basterebbe il cosiddetto
manifesto di Firenze. Il mondo (ma anche l’Italia) che noi
vogliamo. Dietro questa formula c’è davvero un mondo, che
“E” andrà a raccontare. È il mondo (Italia in prima
fila) degli umiliati e offesi, degli emarginati, dei migranti, dei
respinti, dei precari, degli sfruttati, degli ignorati, dei senza
diritti, dei conflitti. Ma è contemporaneamente il mondo
della solidarietà, dell’accoglienza, del rispetto, di tante
persone di buona volontà che qualcosa di buono fanno, che
vogliono la pace. Molti giornali, anche quelli importanti, non
seguonovolentieri queste strade, o questi sentieri, che pure
rappresentano la vita quotidiana. Sono

agganciati alla stretta cronaca. “E” non lo è.
Può essere un vantaggio.

 

“E” nasce diverso e penso debba coltivare questa sua
diversità, che all’atto pratico non significa essere
più buoni o più aggressivi e nemmeno essere un
giornale pop oppure d’élite, che esce tutti i giorni o una
volta al mese. Se dovessi usare solo due aggettivi per inquadrare
come vedo, e vorrei, “E”, direi utile e bello. Utile perché
racconterà storie vere e significative su cui quasi nessun
giornale si sofferma; perché ha obiettivi alti (indicare un
mondo migliore, più giusto, e portare i suoi mattoni per
costruirlo, anche parzialmente: idealisti sì ma non illusi);
perché attraverso reportage e racconti da paesi lontani
farà conoscere nuove realtà, nuove iniziative, nuove
sfide. Qui saranno determinanti le conoscenze specifiche e i
contattii Peace Reporter, oltre agli spunti e alle proposte che
emergeranno dalle riunioni collettive di

redazione.

 

[…] Come sapete, Emergency ha molti amici che ci
daranno una mano, scrivendo e fotografando, a prezzi scontati se
non del tutto gratis. Mi sembra giusto ricordare anche loro come
parte attiva e rappresentativa del gruppo di “E”. Un altro ricordo
che porto dentro. Arena di Milano, ultimo saluto a Teresa Strada.
Quando è il suo turno, Cecilia comincia così: “Mia
madre mi ha insegnato a cucinare la zuppa di cipolle e a scrivere
qual è senza apostrofo”. Un bel giornale, per come lo vedo
io, è un giornale in cui qual è si scrive senza
apostrofo, in cui non si sbaglia la grafia delle parole straniere
né le date, in cui non compaiono frasi fatte, luoghi comuni,
e questo è solo il punto di partenza. Bello è un
giornale che rispetta le risposte dell’intervistato, la sua
sensibilità, le grandi e piccole verità. Bello
è un giornale scritto bene, che tiene alti i livelli di
scrittura dall’inizio alla

fine, dalla storia su una sola pagina al viaggio su otto
pagine, dalle inchieste alle interviste, dai titoli alle
didascalie.

 

“E” non ha un compito facile: informare e formare, far
sorridere (quanto basta) e far riflettere (molto). Non
pubblicherà pastoni politici né interviste a politici
che non hanno nulla da dire. Proprio per questo, “E” sarà un
giornale molto politico, ma anche per i temi che via via
affronterà (il mondo del lavoro, della scuola, lo sviluppo
sostenibile, la privatizzazione dell’acqua, la malasanità ma
anche quella buona) e per la passione civile che lo animerà.
[…]

 

Infine, al di là di bravi e scarsi, i direttori per me
si dividono in due categorie: quelli con la porta aperta e quelli
con la porta chiusa. L’avevo scritto quando morì un amico di
Emergency e mio, Candido Cannavò. Lo riscrivo adesso
perché, se otterrò il gradimento della redazione, mi
toccherà proprio fare il direttore (ipotesi che fino a un
anno fa nemmeno mi passava per la testa). Sarò un direttore
con la porta aperta, peccato che l’open space mi rovini la buona
intenzione. Non so se con “E” vinceremo o perderemo, ma credo che
sia una partita che vale la pena di giocare e che, vista la squadra
di “E”, possiamo serenamente giocarcela.

 

Gianni Mura

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