Eco moda “made in UK”

Termina oggi The Green Cloeset, la tre giorni dedicata alla moda ecologica britannica negli spazi di Touch!_neoZone_cloudnine, in via Tortona 35. Il tutto all’insegna dello stile e delle iniziative sociali.

Gli elementi classici dello stile inglese c’erano tutti: i tessuti
scozzesi, il tweed, i cappellini tanto cari alla Regina Elisabetta
II, gli stivali Dr. Martens che hanno fatto la storia di più
di una generazione. A The Green Closet, lo spazio dedicato alla
moda eco “made in UK” durante la settimana della moda milanese, la
tradizione britannica è stata rivisitata in chiave ecologica
con risultati di ottima qualità, dimostrando una volta di
più che sostenibile può essere sinonimo di bello ed
elegante.

L’iniziativa, dallo slogan “Green is GREAT”, si è
svolta in collaborazione con la campagna “GREAT
Britain
“, lanciata lo scorso autunno dal Primo
Ministro britannico David Cameron per promuovere le aree di
eccellenza del Regno Unito, anche in vista del Giubileo di Diamante
della Regina e delle Olimpiadi che si svolgeranno quest’anno.

 

I criteri chiave seguiti per il confezionamento dei prodotti
sono quattro: Fair, ossia equo trattamento dei
lavoratori; Eco, cioè basso impatto,
riduzione delle emissioni e utilizzo di tecnologie sostenibili;
Organic, ovvero una rigida regolamentazione delle
pratiche agricole legate alle fibre tessili, in particolare in
materia di pesticidi, di cui è stato drasticamente ridotto
l’uso, e Ogm, banditi; Recycling/Re-use, ossia la
preferenza di materie seconde per ridurre al minimo lo sfruttamento
delle risorse.

 

L’esempio più interessante di questa politica è
di certo l’Ethical Fashion Africa Programme di Vivienne Westwood,
in collaborazione con l’International Trade Center, organismo
creato da ONU e World Trade Oganisation.

Le borse e gli astucci della collezione 2012 sono stati
prodotti grazie al lavoro di circa 600 artigiane keniote che hanno
utilizzato materiali di riciclo come i banner pubblicitari dismessi
per creare pezzi unici, ora in vendita nelle migliori boutique (a
prezzi, tra l’altro, non esagerati). Più della metà
del ricavato andrà a finanziare nuovamente il progetto.

All’evento di chiusura erano presenti l’ambasciatore del Kenya
Josephine Gaita, l’ambasciatore britannico in Italia Christopher
Prentice e Carlo D’Amario, CEO Vivienne Westwood.

 


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