Benvenuti nell’era dell’economia condivisa

Dalla casa all’orto, dalla macchina ai vestiti, dalle competenze al tempo oggi in rete si condivide e si scambia di tutto.

Sono sempre di più e sempre più frequentati le
piattaforme digitali che mettono in contatto persone con persone
per scambiare, condividere o vendere direttamente beni, competenze,
denaro.

Servizi che rientrano in quella che viene definita l’economia della
condivisione, o, consumo collaborativo, e che, disintermediando
propongono nuovi modelli di consumo e nuovi stili di vita basati
sul riuso piuttosto che sull’acquisto, sull’accesso al bene
piuttosto che il possesso, sulla fiducia verso gli sconosciuti
piuttosto che la diffidenza.

Qualche esempio? Airbnb mette in contatto chi cerca ospitalità e
chi la offre. Così facendo, il proprietario guadagna
qualcosa, l’ospite vive un’esperienza di viaggio più vera,
entrambi sperimentano una nuova occasione di incontro e l’ambiente
ringrazia.

Gli stessi benefici si ottengono utilizzando Blablacar o Carpooling, piattaforme che mettono in contatto
chi offre un passaggio in auto con chi lo cerca, piuttosto che
LocLoc, una
servizio che permette di prestare, o prendere in prestito, gli
oggetti che usiamo solo poche volte l’anno (si pensi alla
gelatiera, la racchetta da tennis, il trapano, ecc).

“Nulla è inutile”, invece, è il motto di Reoose a cui fa eco
Yourec,
“Ciò che non serve a te può servire a qualcun altro”.
Questi servizi insieme a Baratto facile, Zerorelativo,
SwapClub e
tanti altri facilitano lo scambio di beni, mentre Ifoodshare, invece,
permette di condividere il cibo in eccedenza. Ma la lista potrebbe
continuare.

Oggi in Italia i servizi collaborativi raccolti nella directory
Collaboriamo.org sono
più di 100 ma, ma almeno altri 50 aspettano ancora di
entrarvi.

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