Elliott Erwitt fotografa la società occidentale

Il fotografo che ha saputo cogliere le contraddizioni della vita quotidiana con l’arma dell’ironia e risvegliare il nostro lato tenero con i suoi famosi ritratti di cani e di bambini.

Forse la fotografia più famosa di
Elliott Erwitt è quella che rappresenta un fatto di cronaca:
il volto velato di Jacqueline Kennedy e il suo sguardo perso nel
vuoto durante i funerali del marito John Fitzgerald. Accanto a lei,
generali e uomini di stato. Nell’angolo destro il profilo del
fratello Robert, il cui destino ricalcherà ben presto quello
del defunto.

In un solo scatto Erwitt è riuscito a
condensare il dramma privato e un momento cruciale della Storia del
ventesimo secolo, a immortalare per i contemporanei e a
testimoniare alle generazioni successive lo choc e la commozione
che quell’evento ha suscitato. Eppure Erwitt, pur avendo svolto il
servizio militare in Europa come assistente fotografo presso l’US
Army Signal Corps, non è mai stato un fotoreporter d’assalto
o un fotografo di guerra.
Ha ritratto i
personaggi-chiave degli anni Sessanta, da Kruscev a Nixon, da
Marilyn Monroe a Che Guevara, ma sempre cogliendoli nel loro
ambiente e mai in pose ufficiali (proprio per questo i suoi
contributi sono stati pubblicati su “Life”, “Paris Match”, “Stern”
e molti altri rotocalchi).

Le sue immagini hanno raccontato
magnificamente, dagli anni ’50 a oggi, la vita nella società
occidentale – negli USA come nel vecchio Continente e in
Giappone
– con tutte le contraddizioni e gli eccessi
che questa appartenenza comporta. Per esempio, ha evidenziato la
discriminazione razziale nell’America del secondo dopoguerra (la
famosa foto dei due lavandini “white and coloured”) o l’aggressività del
consumismo
(l’accostamento straniante di un cartellone
pubblicitario della Pepsi e di un crocifisso), trasmettendo un
messaggio di tolleranza e veridicità che va al di là
dell’hic et nunc immortalato nel singolo scatto.

Il suo sguardo – spesso disincantato e ironico
– sa cogliere anche momenti insoliti e curiosi di vita
metropolitana
, quasi sempre fotografati nelle
sfumature senza tempo del bianco e nero.

Ma i suoi soggetti preferiti
restano i
bambini
e, ancor più, i
cani…

Ma i suoi soggetti preferiti restano i
bambini
(una splendida serie a essi dedicata è
visibile sul suo sito www.elliotterwitt.com) e, ancor più, i
cani. A questi ultimi, infatti, Erwitt ha riservato molta parte del
suo lavoro: più di mille immagini, raccolte negli anni in
diversi volumi (vedi bibliografia).

Dei suoi beniamini a quattro zampe ama dire: “Una persona
malvagia, ma anche solo un fotografo, possono facilmente metterli
in imbarazzo, ma la loro schiettezza e innocenza li rende in genere
spontanei. E’ forse per questo che i cani sembrano avere un legame
naturale con i bambini: possiedono valori
fondamentali
che non sono ancora stati corrotti dalla
società”.
Ogni foto di Erwitt ci parla con semplicità delle emozioni
che danno un valore aggiunto alla nostra quotidianità e,
come ha spiegato lo scrittore Wilfrid Sheed, “l’essenza stessa
dell’arte di Elliott è essere tenero senza piangere, comico
senza ridere, intelligente senza pensare.”.

Olimpia Ellero

 

Bibliografia in
italiano:
“Amanti (e altri
esagerati ottimisti)”, Contrasto, 2004.
“Amici (e altre bizzarre combinazioni)”, Contrasto.
“Cani (e altri curiosi personaggi)”, Contrasto, 2004.
“I grandi fotografi Magnum Photos” – vol. 1 dedicato a Elliott
Erwitt, Hachette, 2004.
“Vita da cani”, Phaidon, 2004.

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