Elogio del bianco

È uno dei colori più visibili. Per questo viene usato dalla natura: i coleotteri non ci vedono granché bene, e le magnolie e i gigli d’acqua si vestono di bianco per invitarli e farsi impollinare.

Le nuvole, soffici e spumose, sono bianche. È candido l’alimento materno, il latte, come la dolce panna. Bianca era la manna, alimento divino, salvezza degli antichi popoli minacciati dalla morte per fame, e bianca è l’ostia dell’eucarestia.

nuvole

 

 

 

È uno dei colori più visibili. Per questo viene usato dalla natura: i coleotteri non ci vedono granché bene, e le magnolie e i gigli d’acqua si vestono di bianco per invitarli e farsi impollinare.

Il giglio bianco è simbolo della purezza, la rosa bianca dell’amicizia.

giglio

La magia bianca è a fin di bene. E quando giungono al bianco, gli alchimisti dicono che la vita ha vinto la morte, il re è resuscitato, la terra e l’acqua sono diventate spirito, il cielo e la terra si sono uniti in matrimonio.

 

I filosofi hanno dato vari nomi al bianco: nummus, ethelia, arena, boritis, corsufle, cambar, albor oeris, duenech, ronderie, kukul, thabitris, ebisemeth, ixir. L'”opera al bianco” del processo alchemico è quella che, dopo la nigredo (“opera al nero”, l’inverno, la notte) conduce all’albedo, alla rinascita, al risveglio interiore, all’illuminazione, alla primavera, all’aurora.

filosofi

Ha un che di magico il momento dell’entrata in scena della luce mattutina. Un’atmosfera incantata, la freschezza dell’aria, la luce del cielo spruzzato dei colori più chiari, un’intima sensazione di gioia. Semplicemente ridestandosi dal sonno notturno, partecipiamo a quell’unico concerto che tutti i viventi dedicano al nuovo inizio del giorno – e con la nostra stessa vita, con gli occhi ancora impolverati dalle briciole di sogno – rendiamo omaggio all’invincibile potenza del ciclo naturale.

 

I poeti hanno sempre cercato di catturare quell’attimo quando “figlia di luce, brilla Aurora dalle rosee dita”, quando il sole varca la porta delle tenebre e l’alba celebra l’unione tra il mondo terreno e il cielo.

 

Il primo di cui ci è giunta la testimonianza è del poeta lirico greco Jone di Ceo, del VI sec. a.C.

 

Aspettiamo la stella mattutina dall’ala bianca che viaggia nelle tenebre, primo annunzio del sole.

Fonte: Lirici greci tradotti da Salvatore

Quasimodo, Mondadori, Milano 1996.

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