Elogio della bicicletta

Un saggio di Ivan Illich pubblicato nel 1973, in piena crisi petrolifera, affronta un tema di grande attualit

La cultura delle automobili si esprime attraverso
l’esibizionismo, il frastuono e il lusso, la mortificazione del
corpo umano, che diventa solo un essere rammollito senza alcun
potere.

Ivan Illich si occupa in particolare del destino delle relazioni
sociali, degradate da quando la tecnologia riesce ad assorbire i
valori della società. In effetti Illich parla di quegli
uomini invisibili nelle numerose pubblicità di auto,
nascosti da vetri scuri e minimizzati dal rombo delle loro potenti
auto. Egli si riferisce in particolare a quelle folle atomizzate
distribuite nel traffico di tutti i giorni.

Tutti insieme, ma tutti ineluttabilmente soli ed isolati nelle loro
auto. Un popolo pericolosamente ipernutrito dalla potenza dei
propri strumenti.

La bicicletta, d’altro canto, viene presentata come vantaggioso
mezzo di trasporto, economico, leggero, poco ingombrante, che
permette alla gente di creare un nuovo rapporto tra il proprio
spazio e il proprio tempo, senza distruggere l’equilibrio
psicologico nei confronti della socialità e dell’ambiente.
Consente di andare tre o quattro volte più svelti del
pedone, consumando un quinto dell’energia rispetto a quest’ultimo.
La bicicletta inoltre è un mezzo di trasporto silenzioso,
rispettoso sia del nostro essere spirituale, che del nostro essere
in quanto corpo, poiché ci obbliga allo sforzo fisico
ricordandoci che siamo uomini.

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