Emergency: un sogno iniziato quindici anni fa

E’ scomparsa Teresa Sarti Strada, moglie di Gino Strada, presidente di Emergency. Ripubblichiamo un’intervista (registrata a luglio) a Rossella Miccio, sua stretta collaboratrice, per ripercorrere alcune tappe del suo sogno.

“Dopo avere insieme condiviso per quindici anni il tempo
dell’amicizia, del rispetto per la vita e per la sofferenza di
tutti, – si legge nel messaggio pubblicato sul sito ufficiale –
dopo il lungo tempo di affetto, di speranze di timore per la sua
sorte personale, Emergency annuncia la morte della sua presidente
Teresa Sarti Strada. La serenità consapevole con la quale
è andata incontro alla conclusione del suo tempo ha espresso
il coraggio e la determinazione che rappresentano la verità
della nostra azione in un’attività che ha dato senso alla
sua e alla nostra esistenza. La dolcezza del ricordo – conclude
Emergency – coincide per noi con il rinnovo del nostro impegno per
la pace e per la solidarietà”.

Come a testimonianza e conferma di questo spirito, ecco
l’intervista condotta a luglio con Rossella Miccio, coordinatrice
dell’Ufficio Umanitario dell’associazione.

Emergency ha da poco compiuto 15 anni. I sogni di quel
primo gruppo di medici in Ruanda sono stati
realizzati?

«La realtà ha di gran lunga superato le aspettative
soprattutto se si pensa che Emergency ha iniziato con un gruppo di
amici riuniti attorno a un tavolo di un ristorante. Il gruppo
iniziale aveva deciso di mettere in piedi un’organizzazione piccola
per coprire il vuoto che stava creando la Croce Rossa
Internazionale, esperta in chirurgia di guerra, ritirandosi dalle
attività cliniche».

Cosa è oggi
Emergency?
«È un’organizzazione che ha
realizzato oltre tredici ospedali in nove paesi in giro per il
mondo. Dà lavoro, in questi paesi, a oltre 3.000 persone, e
soprattutto ha curato oltre tre milioni di persone. Oggi contiamo
sul sostegno di oltre 300.000 persone che ogni anno contribuiscono
come possono ai nostri progetti. È veramente una bella
favola».

Qual è il paese che oggi ha una storia più
difficile?
«La guerra è morte e
devastazione, ovunque. Sicuramente ci sono situazioni di conflitto
acuto in Afghanistan. Il paese non è assolutamente
pacificato. La gente continua a morire tutti i giorni, i bambini
continuano a saltare sulle mine.
Kabul è una città blindata dove non si circola,
è tutto una grande trincea, i militari sono ovunque e non ci
si può muovere. Fuori da Kabul non ci si azzarda ad andare
perché le strade non sono controllate, mentre al Sud del
paese si continua a combattere e a bombardare. Nel nostro centro a
Lashkar-gah continuiamo a ricevere centinaia di feriti al mese.
Abbiamo due pazienti al giorno portati in ospedale per le mine,
gran parte delle volte sono bambini».

In Sudan il Centro Salam di Emergency è un
ospedale-modello che ha ispirato il vostro nuovo, grande progetto:
una Rete Sanitaria di eccellenza in Africa. Come hanno reagito i
paesi coinvolti nell’iniziativa?

«Assolutamente bene. Loro sono consapevoli che molto spesso
le Ogm e le comunità internazionali pensano a progetti
umanitari nei loro territori per tamponare un’emergenza, senza un
reale impegno nello sviluppo concreto dei sistemi sanitari. L’idea
di avere un sistema che già esiste, funziona e può
essere replicato, interessa molto».

Valentina Gerig

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Nel 1994 un piccolo team di chirurghi partiva per il Ruanda. Cosa

Emergency ha da poco compiuto 15 anni. I sogni di quel
primo gruppo di medici in Ruanda sono stati
realizzati?

«La realtà ha di gran lunga superato le aspettative
soprattutto se si pensa che Emergency ha iniziato con un gruppo di
amici riuniti attorno a un tavolo di un ristorante. Il gruppo
iniziale aveva deciso di mettere in piedi un?organizzazione piccola
per coprire il vuoto che stava creando la Croce Rossa
Internazionale, esperta in chirurgia di guerra, ritirandosi dalle
attività cliniche».

Cosa è oggi
Emergency?
«È un?organizzazione che ha
realizzato oltre tredici ospedali in nove paesi in giro per il
mondo. Dà lavoro, in questi paesi, a oltre 3.000 persone, e
soprattutto ha curato oltre tre milioni di persone. Oggi contiamo
sul sostegno di oltre 300.000 persone che ogni anno contribuiscono
come possono ai nostri progetti. È veramente una bella
favola».

Qual è il paese che oggi ha una storia più
difficile?
«La guerra è morte e
devastazione, ovunque. Sicuramente ci sono situazioni di conflitto
acuto in Afghanistan. Il paese non è assolutamente
pacificato. La gente continua a morire tutti i giorni, i bambini
continuano a saltare sulle mine.
Kabul è una città blindata dove non si circola,
è tutto una grande trincea, i militari sono ovunque e non ci
si può muovere. Fuori da Kabul non ci si azzarda ad andare
perché le strade non sono controllate, mentre al Sud del
paese si continua a combattere e a bombardare. Nel nostro centro a
Lashkar-gah continuiamo a ricevere centinaia di feriti al mese.
Abbiamo due pazienti al giorno portati in ospedale per le mine,
gran parte delle volte sono bambini».

In Sudan il Centro Salam di Emergency è un
ospedale-modello che ha ispirato il vostro nuovo, grande progetto:
una Rete Sanitaria di eccellenza in Africa. Come hanno reagito i
paesi coinvolti nell?iniziativa?

«Assolutamente bene. Loro sono consapevoli che molto spesso
le Ogm e le comunità internazionali pensano a progetti
umanitari nei loro territori per tamponare un?emergenza, senza un
reale impegno nello sviluppo concreto dei sistemi sanitari. L?idea
di avere un sistema che già esiste, funziona e può
essere replicato, interessa molto».

Valentina Gerig

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