Enel: maglia nera, nonostante le buone intenzioni?

La pi

Le vediamo tutti i giorni. Che siano sotto forma di spot tv, con
bambine felici che corrono per prati verdi, oppure cartelloni
affissi in giro per la città, che mostrano girasoli formato
gigante, le pubblicità Enel, sempre più martellanti,
ci ricordano che la più grande azienda elettrica d?Italia ha
a cuore l?ambiente.

Tuttavia, sostiene Greenpeace, tanta pubblicità non fa
fede ai reali comportamenti del colosso
dell?elettricità.

Nel 2006, infatti, Enel si è riconfermata il maggior
produttore di CO2 nel nostro paese, con 51,6 Mt (milioni di
tonnellate) emesse, avendo superato di ben 11 Mt il limite di

gas serra
previsto (l?anno precedente il superamento
del limite era stato di 8 Mt, 3 in meno).

Non solo.
Sebbene gli investimenti sulle tecnologie delle rinnovabili, dal
settore fotovoltaico all?eolico, dall?idroelettrico al geotermico,
siano cospicui (circa 4 miliardi di euro), quelli stanziati per il

nucleare sovietico
(due reattori di progettazione
ante-Cernobyl!), nonché per le centrali
termoelettriche da riconvertire a carbone
ammontano
quasi al triplo (circa 11 miliardi di euro).

Tanto per capirci: la riconversione a carbone, prevista da Enel,
di 5.000 MW significherà un?immissione in atmosfera di 20 Mt
di CO2 in più rispetto a quelle attuali. Ovvero: un ben
più grave superamento dei limiti di emissione.

Un comportamento, insomma, che non tiene per a conto delle

politiche in atto
, a livello mondiale, per ridurre
ulteriormente le emissioni di gas serra rispetto agli impegni
già presi con il
Protocollo di Kyoto
.

E nemmeno degli stessi intenti dichiarati dalla società
elettrica che, sempre secondo Greenpeace, starebbe facendo solo
azione di ?green washing?.

Come a dire: il lupo perde il pelo?

Chiara
Boracchi

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