Energia ricavata da scarti e rifiuti

Oltre che dal sole, dal vento e dall’acqua si può ricavare energia elettrica anche dai rifiuti. Parliamo di biomassa.

 

di Rita Imwinkelried
Per biomassa si intende ogni sostanza organica vegetale, prodotta cioè da fotosintesi e composta di lignina e/o cellulosa. Vengono raccolti gli scarti provenienti da cinque sorgenti di base legate alle attività dell’uomo: dal settore forestale, dall’industria del legno, da agricoltura e industria agroalimentare, inoltre dai rifiuti derivati dal consumo. Vuol dire per esempio scarti dell’industria di lavorazione del legno, attualmente smaltiti in discarica, i residui delle operazioni agricole di potatura, taglio e mietitura e simili.
Tutti questi scarti e rifiuti vegetali difficilmente riciclabili altrimenti, rappresentano una fonte di energia rinnovabile di crescente interesse. Altrimenti sarebbero bruciati in inceneritori con tutti i disagi collegati e senza nessun tipo di beneficio. Bruciando questo materiale in impianti di combustione appositi, con tecniche dette di cogenerazione, è possibile ottenere contemporaneamente energia elettrica e calore.
L’energia elettrica può essere immessa nella rete di distribuzione e il calore viene utilizzato in processi industriali o per teleriscaldamento domestico. Già molti comuni vanno con teleriscaldamento da biomassa, e molte sono le richieste avanzate da ditte private ai Comuni per avere il permesso di costruire piccole centrali di cogenerazione elettrica a biomasse (tipo a Sala Bolognese, 20 Megawatt). Ma una parte riguarda anche la possibilità di costruire grandi centrali. Anche nel piano europeo per le energie rinnovabili è previsto un incremento dell’energia e teleriscaldamento proveniente da biomassa.
Articoli correlati